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Visualizzazione dei post da 2016

Che idea

Dovrei segarti le gambe fin sopra il ginocchio,
Per abbassarti,
Per poterti mangiare comodamente sulla sommità del capoccione,
Appoggiando i gomiti sulle tue spalle mentre mastico, fino a conficcarceli dentro.
Dovrei farlo, per riequilibrare le cose,
Per metterti dove ti meriteresti.
Per mettermi dove io merito.
Dovrei farlo, ma soffriresti.
E io non posso proprio sopportare nemmeno l'idea.

Abra Cadabra

Le canzoni sono formule magiche.

Non sempre sono perfette o del tutto affascinanti, ma hanno qualcosa,

nella metrica, le rime o le parole, che suscita l'incantesimo.

Come macchine del tempo ti sanno riportare in un dato momento,

e fanno di più: ti strappano da dentro quella emozione, esponendola ancora al mondo.

Pensare a chi, cosa, o dove tu l'abbia provata non servirebbe allo stesso scopo:

ormai l'emozione è andata come andate sono le persone, i momenti e i luoghi.

Ma le canzoni, alcune canzoni, sanno riproiettare le emozioni così, scevre da ogni contesto,

 rendendole vive e immortali, forse persino più brillanti.

Le canzoni praticano la magia.

A volte bianca, a volte nera, ma pur sempre magia.

7 Novembre 2016

Amo i papaveri.
Li amo così, solo con gli occhi. Puoi amarli solo da lontano. Da lì spiccano in mezzo al  caos del mondo, ma se ti avvicini troppo finiresti per rimpicciolirne il valore e sgualcirli. E io detesto questa eventualità.
Amo il mare.
Puoi immergertici, puoi farti bagnare e perfino farti spazzare. Ma non puoi tenerlo in mano, sfugge. Non puoi abbracciarlo. E' immenso.
Amo mai interamente e mai troppo da vicino.
Chissà se le cose che amiamo rivelano più un bisogno, o l'essenza o il destino.






Cena Cinese (from: "Briciole di Vita, 2007)

Eccoci tornati al consueto appuntamento settimanale con le mie disavventure semi serie! Oggi vi racconterò di quella volta che si era a cena al ristornate cinese. Ci ho ripensato perché proprio ieri se ne parlava. Non ricordo quale ricorrenza c’era in ballo, ma ricordo che eravamo tutte donne (per cui azzardo…festa della donna?). Eravamo lì al tavolo rotondo che si chiacchierava, si mangiava e si beveva…acqua però! Il fatto è che dopo un po’ ho sentito lo stimolo - non ancora troppo impellente in verità -  di andare a far pipì. Entrata in bagno però, mi sono accorta che la chiusura della porta era difettosa, e siccome  ho un brutto ricordo di porte bloccate (ih! Ih!...vi devo dire pure questa!) ho preferito uscire senza compiere ciò per cui ero entrata. Sono tornata  al tavolo e ancora: chiacchiera e mangia e bevi… alla fine lo stimolo era diventato molto più urgente! Fortuna ha voluto che la mia “amiga” Ange (che come avrete capito è mia compagna di merende nelle figure più barbine) mi di…

L'arte della levatrice

Ho sempre ammirato il metodo socratico, l'utilizzo del dialogo per portare alla luce i pensieri originali dell'interlocutore. Perché alla base c'è il rispetto dell'interlocutore stesso e dei suoi tempi.
Considero la terapia fisica una sorta di dialogo socratico.
Così stamattina durante la sessione di fisioterapia, la consueta domanda: "Come stai?" a cui è seguita la consueta, ma forse adesso direi automatica risposta: "Bene!"
Poi però mentre venivo sottoposta alle mani del mio angelo fisioterapista, sono venuti a galla una serie di punti annodati, di chiusure posturali, che negli anni ho imparato a collegare ad emozioni, circostanze, ma che oggi non riuscivo a spiegarmi.
La seconda cosa importante che ho imparato in questi anni, è che individuato un blocco, un problema, dovevo limitarmi ad osservare non giudicando(mi). Questa è una cosa dura davvero. Impegnarsi nella ripetizione dei movimenti senza pensare alle evidenti imperfezioni e limitazioni. E'…