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Gennaio-26

 Ho rinchiuso tutte le belve. Non ricordavo ne fossero così tante, alcune le credevo defunte, e invece stavano ancora là. Comunque le ho catturate, con alcune ci ho lottato - le solite, quelle più perniciose -  e mi hanno ferito, ma le ho rimesse nel recinto e ho chiuso il cancello. Ho rialzato i paletti e ci ho messo del filo spinato, adesso da fuori non si vede niente. di rumore, sì, ne fanno e si sente ancora un bel po'. Ma non si vede che fanno le corse, che arano il terreno sotto distruggendo il campo, che si azzannano l'un l'altra. Il rumore poco a poco scemerà. Sto pensando di buttare la chiave, non di nasconderla, ma di buttarla. Ci penso. S.

Capacità

 È la capacità. Non c'entra il materiale di cui è fatto un recipiente, né la fattura, o la pregevolezza, lo stile, il valore.  Né se intorno ci metti le pezze, o un complicato sistema di vasi di raccolta. È la capacità, oltre cui non può ricevere. Dopo di cui è inutile - forse - dare.  Straborda, esce, si perde. E non è mica colpa del recipiente.

Solitudo vera beatitudo

Non sapremo dare il significato reale alla condizione di solitudine fino a quando non ci ritroveremo sulla sua sommità, lungo una strada a senso unico. Essa è una condizione di beatitudine quando siamo nel pieno delle nostre facoltà, possibilità, capacità. Così vien facile scegliere di stare soli, di non essere il fardello di qualcuno né tanto meno di accollarsene. Sembra sacrosanto essere liberi da legacci e addirittura giusto e altruistico non condizionare il prossimo con le nostre necessità. Ma che succede quando l'unica compagnia che ci rimane è poco più - o poco meno - della metà di noi stessi? Quando le circostanze avverse, le mancanze e le paure peseranno più del nostro essere? Allora sarà ancora una scelta o un'imposizione dall'alto di non si sa cosa? Sarà stato giusto, alla resa dei conti, aver sofferto un poco per fuggire dai segni che i legami necessariamente lasciano per soffrire indicibilmente alla fine, al picco della solitudine, fino a perdere se stessi, i...

Hole

La mancanza di qualcuno non si avverte nel cuore, ma un po' più in basso. È un buco allo stomaco che morde come fosse fame.

Natura

Un rischio non è tale se sai che è solo rimandato. Un rischio atteso è una specie di suicidio. Ma tu corri, non riesci a ripararti. Chi lo sa, forse è la natura di chi ogni tanto ha delle giornate in cui si sente semplicemente l'aborto di un aborto.

Struggle

Tenersi in equilibrio a fatica, dovunque comunque e con chiunque. A fatica appare comprensibile la fatica che investi per combattere questa specie di ineluttabile ciclo che sistematicamente ti mette all'angolo, senza fatica. Ma una volontà infaticabile tenta comunque, e pur se a fatica, ogni tanto a volte non tanto spesso ma anche una su un milione ci riesce.

Istanti in istantanea.

Ci sono momenti che sono stati sviluppati nella camera oscura del cuore, scattati con gli occhi miei. Inquadrature, in cui sono comprimaria e sola testimone, di cui non racconterò mai alcun dettaglio. Ché il silenzio è un buon filtro per rendere un momento perfetto. Col silenzio metti in risalto i respiri, isoli i battiti del cuore, saturi quell'immagine di emozioni incapaci a sbiadire. Neanche quando i soggetti di questa istantanea si saranno persi nel tempo e nello spazio.