Non sapremo dare il significato reale alla condizione di solitudine fino a quando non ci ritroveremo sulla sua sommità, lungo una strada a senso unico.
Essa è una condizione di beatitudine quando siamo nel pieno delle nostre facoltà, possibilità, capacità. Così vien facile scegliere di stare soli, di non essere il fardello di qualcuno né tanto meno di accollarsene. Sembra sacrosanto essere liberi da legacci e addirittura giusto e altruistico non condizionare il prossimo con le nostre necessità.
Ma che succede quando l'unica compagnia che ci rimane è poco più - o poco meno - della metà di noi stessi? Quando le circostanze avverse, le mancanze e le paure peseranno più del nostro essere? Allora sarà ancora una scelta o un'imposizione dall'alto di non si sa cosa?
Sarà stato giusto, alla resa dei conti, aver sofferto un poco per fuggire dai segni che i legami necessariamente lasciano per soffrire indicibilmente alla fine, al picco della solitudine, fino a perdere se stessi, irreversibilmente?
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Un fulmine (a ciel sereno manco per niente)
Sono così i temporali.
Prima c'è il vento, che ammucchia le nuvole e le attorciglia come foglie,
come i pensieri, che perdono la loro forma originaria e s'ingarbugliano peggio di un tornado.
Poi c'è la prima goccia, e nel frattempo che si è sfaldata a terra ci sono lo scroscio e il rombo crescente.
E' il momento in cui quel grosso grumo di pensiero trova una via e si scatena all'esterno in modo imprevedibile e ingestibile.
E poi quel fulmine. Ti trova sempre troppo impreparata.
Sobbalzi che è già finito, e te lo porterai dentro le orecchie per molto, molto tempo.
Infine nel momento in cui il rovescio sembra far più paura si spegne, le nuvole si allentano,
i pensieri disintrecciano le loro mani e ognuno torna singolo, chiaro, limitato, finito.
Prima c'è il vento, che ammucchia le nuvole e le attorciglia come foglie,
come i pensieri, che perdono la loro forma originaria e s'ingarbugliano peggio di un tornado.
Poi c'è la prima goccia, e nel frattempo che si è sfaldata a terra ci sono lo scroscio e il rombo crescente.
E' il momento in cui quel grosso grumo di pensiero trova una via e si scatena all'esterno in modo imprevedibile e ingestibile.
E poi quel fulmine. Ti trova sempre troppo impreparata.
Sobbalzi che è già finito, e te lo porterai dentro le orecchie per molto, molto tempo.
Infine nel momento in cui il rovescio sembra far più paura si spegne, le nuvole si allentano,
i pensieri disintrecciano le loro mani e ognuno torna singolo, chiaro, limitato, finito.
Come il temporale.
Flipper emozionale
Parole e cose, e persone ti colpiscono solo se e quando sei ricettivo: ma non è un processo di adattamento e di conquista, piuttosto una sferzata improvvisa, uno schiaffo in pieno viso.
Capita a tutti di prendere porte in faccia, a te cominciano a dolere quando ormai la botta e il livido dovrebbero essere solo un ricordo.
Di cogliere parole che riecheggiano come echi infiniti, che però odi distintamente solo ai titoli di coda.
I tuoi sensi perennemente in ritardo.
...Devono renderti davvero strana o ingenua agli occhi degli altri.
Stupida e ridicola due volte, ai tuoi stessi.
Capita a tutti di prendere porte in faccia, a te cominciano a dolere quando ormai la botta e il livido dovrebbero essere solo un ricordo.
Di cogliere parole che riecheggiano come echi infiniti, che però odi distintamente solo ai titoli di coda.
I tuoi sensi perennemente in ritardo.
...Devono renderti davvero strana o ingenua agli occhi degli altri.
Stupida e ridicola due volte, ai tuoi stessi.
Epifania
L'Epifania è la manifestazione di una meraviglia, che a quel punto diventa realtà non più ignorabile.
Ci sono persone luminose come Epifanie permanenti.
Ma ugualmente, c'è chi non sembra minimamente accecato dal loro bagliore. Anzi, Questi ultimi li vedi scorgere una luce dentro occhi, o cuori che somigliano più ad antri paurosi.
Qual è il miracolo allora? E quale il peccato?
Son sventurati o benedetti quegli occhi che vedono le stelle nel nero carbone, mentre ignorano il sole?
Non lo so davvero.
Fuori nevica, e penso solo che una rivelazione è sì una meraviglia, ma che sta negli occhi di chi guarda.
Ci sono persone luminose come Epifanie permanenti.
Ma ugualmente, c'è chi non sembra minimamente accecato dal loro bagliore. Anzi, Questi ultimi li vedi scorgere una luce dentro occhi, o cuori che somigliano più ad antri paurosi.
Qual è il miracolo allora? E quale il peccato?
Son sventurati o benedetti quegli occhi che vedono le stelle nel nero carbone, mentre ignorano il sole?
Non lo so davvero.
Fuori nevica, e penso solo che una rivelazione è sì una meraviglia, ma che sta negli occhi di chi guarda.
Abra Cadabra
Le canzoni sono formule magiche.
Non sempre sono perfette o del tutto affascinanti, ma hanno qualcosa,
nella metrica, le rime o le parole, che suscita l'incantesimo.
Come macchine del tempo ti sanno riportare in un dato momento,
e fanno di più: ti strappano da dentro quella emozione, esponendola ancora al mondo.
Pensare a chi, cosa, o dove tu l'abbia provata non servirebbe allo stesso scopo:
ormai l'emozione è andata come andate sono le persone, i momenti e i luoghi.
Ma le canzoni, alcune canzoni, sanno riproiettare le emozioni così, scevre da ogni contesto,
Non sempre sono perfette o del tutto affascinanti, ma hanno qualcosa,
nella metrica, le rime o le parole, che suscita l'incantesimo.
Come macchine del tempo ti sanno riportare in un dato momento,
e fanno di più: ti strappano da dentro quella emozione, esponendola ancora al mondo.
Pensare a chi, cosa, o dove tu l'abbia provata non servirebbe allo stesso scopo:
ormai l'emozione è andata come andate sono le persone, i momenti e i luoghi.
Ma le canzoni, alcune canzoni, sanno riproiettare le emozioni così, scevre da ogni contesto,
rendendole vive e immortali, forse persino più brillanti.
Le canzoni praticano la magia.
A volte bianca, a volte nera, ma pur sempre magia.
A volte bianca, a volte nera, ma pur sempre magia.
7 Novembre 2016
Amo i papaveri.
Li amo così, solo con gli occhi. Puoi amarli solo da lontano. Da lì spiccano in mezzo al caos del mondo, ma se ti avvicini troppo finiresti per rimpicciolirne il valore e sgualcirli. E io detesto questa eventualità.
Amo il mare.
Puoi immergertici, puoi farti bagnare e perfino farti spazzare. Ma non puoi tenerlo in mano, sfugge. Non puoi abbracciarlo. E' immenso.
Amo mai interamente e mai troppo da vicino.
Chissà se le cose che amiamo rivelano più un bisogno, o l'essenza o il destino.
Li amo così, solo con gli occhi. Puoi amarli solo da lontano. Da lì spiccano in mezzo al caos del mondo, ma se ti avvicini troppo finiresti per rimpicciolirne il valore e sgualcirli. E io detesto questa eventualità.
Amo il mare.
Puoi immergertici, puoi farti bagnare e perfino farti spazzare. Ma non puoi tenerlo in mano, sfugge. Non puoi abbracciarlo. E' immenso.
Amo mai interamente e mai troppo da vicino.
Chissà se le cose che amiamo rivelano più un bisogno, o l'essenza o il destino.
Clair del lune
Dirigi l'amore su strade parallele,
lo plasmi di forme molteplici
e sperimenti che l'amore porta amore.
Poi però guidando al chiarore lunare
capisci che è quello senza argini,
senza merito e senza motivo
che non puoi dirigere,
quello che manca.
lo plasmi di forme molteplici
e sperimenti che l'amore porta amore.
Poi però guidando al chiarore lunare
capisci che è quello senza argini,
senza merito e senza motivo
che non puoi dirigere,
quello che manca.
La Luna. Anche lei era meravigliosa!
Continuo a ripassare a mente ogni singolo momento di qualche sera fa.
Io e te. Viaggiatori solitari, insieme per una sera.
Riprovo l'imbarazzo iniziale, celato dietro domande di circostanza, dietro l'accurato evitare di sfiorarsi, e il continuo e incessante cercare di toccarsi.
Risento i brividi dovuti al viaggio in moto, alle correnti calde e fredde che si alternavano; e poi tu, che come conscio di queste mie sensazioni mi hai cinto una coscia, e non capivo se per appoggiarti o per scaldarmi, ma non mi importava.
Risento le chiacchiere vaghe, le risate e le allusioni più o meno assordanti che però volutamente non si son fatte materia, perché dal canto mio quello che volevo era vivere un attimo di sogno.
Ricordo il magone che ho provato risalendo in moto, perché sapevo che in qualche modo quell'attimo stava per finire.
E ancora il cuore che cede e si schianta nella pancia quando riaffiora la sensazione della tua mano che
prende il collo del mio piede e lo accarezza, senza sosta, ma con delicatezza.
E io che finalmente ti cingo le spalle, e mi appoggio a te, anche se quella moto non è fatta per gli abbracci ma non fa niente, è bello così.
Solo allora, da sopra la tua spalla mi accorgo che viaggia con noi una falce di Luna meravigliosa.
Rende un'atmosfera magica, e davvero penso che sto sognando. Ci fermiamo, una pausa a pochi chilometri dall'arrivo, e conveniamo sul fatto che tornare sembra sempre così veloce... Chissà se è solo una questione di distanze, o di tempo che corre troppo.
E poi l'arrivo, e il mio realizzare che davvero quell'ora dei sogni era al capolinea. O forse non ancora. E lì non ho più ragionato: il mio cuore ha preso il comando.
Ricordo che ci siamo avvicinati, non uno dei due, ma uno verso l'altro, contemporaneamente, ricordo che mi hai detto grazie e io ti ho abbracciato.
Poi ho sentito solo le tue labbra sulle mie, ho sentito che tutto si confondeva, tutto! Tranne il fatto che non ero solo io a volere che andasse così.
Ricordo che mi sono ritrovata di colpo a casa tua, come succede nei sogni che ti sposti senza tempo tra i luoghi. Ho riso quando il tuo cane mi ha riconosciuto e mi è venuto incontro e mi bloccava al muro appoggiandosi col muso su di me. Chissà se lui aveva paura che io sparissi ancora una volta. Chissà se almeno lui ce l'ha questa paura!
E poi ancora noi tra quelle quattro mura. Dapprima il tuo impaccio. Tu che con quel caldo prima ti infili il pigiama, poi te lo togli. Io che ti guardo basita, io che rido. Io che mi accoccolo su di te. Come se quello fosse il mio posto da sempre.
Ricordo tutto. Tutto il resto. Ricordo come mi hai stretta, dove, come e quanto mi hai baciata. Quanto abbiamo sussurrato e ansimato. E ricordo, almeno una volta ogni ora da quando è successo, quando alla fine di tutto, ancora stravolto e - sì, emozionato - mi hai detto: "vieni qua" e mi hai attirato e stretto a te.
Lì ho davvero pensato che fosse un sogno.
Ci siamo addormentati. Come al solito. Io curvata sulla curva della tua schiena, abbracciata al tuo fianco.
Mi sono svegliata ed era buio. Ho riconosciuto la volta e il soffitto, e non mi capacitavo di come fosse particolareggiato quel sogno. Ma il rumore del tuo russare e della ventola mi hanno riportato alla realtà.
Ero davvero là. C'eri tu, c'ero io. Ma - già sapevo - non ci sarebbe stato un Noi. non ancora, forse mai più. Rimaneva sempre il fatto che mi sarei alzata a momenti e sarei uscita da lì, e ci saremmo dedicati al nuovo giorno ognuno per proprio conto, e non insieme.
E uscita di là ho guardato ancora quella falce di Luna; sì, era la stessa che aveva testimoniato a quell'angolo di Sogno. La Luna. Anche lei era meravigliosa!
Io e te. Viaggiatori solitari, insieme per una sera.
Riprovo l'imbarazzo iniziale, celato dietro domande di circostanza, dietro l'accurato evitare di sfiorarsi, e il continuo e incessante cercare di toccarsi.
Risento i brividi dovuti al viaggio in moto, alle correnti calde e fredde che si alternavano; e poi tu, che come conscio di queste mie sensazioni mi hai cinto una coscia, e non capivo se per appoggiarti o per scaldarmi, ma non mi importava.
Risento le chiacchiere vaghe, le risate e le allusioni più o meno assordanti che però volutamente non si son fatte materia, perché dal canto mio quello che volevo era vivere un attimo di sogno.
Ricordo il magone che ho provato risalendo in moto, perché sapevo che in qualche modo quell'attimo stava per finire.
E ancora il cuore che cede e si schianta nella pancia quando riaffiora la sensazione della tua mano che
prende il collo del mio piede e lo accarezza, senza sosta, ma con delicatezza.
E io che finalmente ti cingo le spalle, e mi appoggio a te, anche se quella moto non è fatta per gli abbracci ma non fa niente, è bello così.
Solo allora, da sopra la tua spalla mi accorgo che viaggia con noi una falce di Luna meravigliosa.
Rende un'atmosfera magica, e davvero penso che sto sognando. Ci fermiamo, una pausa a pochi chilometri dall'arrivo, e conveniamo sul fatto che tornare sembra sempre così veloce... Chissà se è solo una questione di distanze, o di tempo che corre troppo.
E poi l'arrivo, e il mio realizzare che davvero quell'ora dei sogni era al capolinea. O forse non ancora. E lì non ho più ragionato: il mio cuore ha preso il comando.
Ricordo che ci siamo avvicinati, non uno dei due, ma uno verso l'altro, contemporaneamente, ricordo che mi hai detto grazie e io ti ho abbracciato.
Poi ho sentito solo le tue labbra sulle mie, ho sentito che tutto si confondeva, tutto! Tranne il fatto che non ero solo io a volere che andasse così.
Ricordo che mi sono ritrovata di colpo a casa tua, come succede nei sogni che ti sposti senza tempo tra i luoghi. Ho riso quando il tuo cane mi ha riconosciuto e mi è venuto incontro e mi bloccava al muro appoggiandosi col muso su di me. Chissà se lui aveva paura che io sparissi ancora una volta. Chissà se almeno lui ce l'ha questa paura!
E poi ancora noi tra quelle quattro mura. Dapprima il tuo impaccio. Tu che con quel caldo prima ti infili il pigiama, poi te lo togli. Io che ti guardo basita, io che rido. Io che mi accoccolo su di te. Come se quello fosse il mio posto da sempre.
Ricordo tutto. Tutto il resto. Ricordo come mi hai stretta, dove, come e quanto mi hai baciata. Quanto abbiamo sussurrato e ansimato. E ricordo, almeno una volta ogni ora da quando è successo, quando alla fine di tutto, ancora stravolto e - sì, emozionato - mi hai detto: "vieni qua" e mi hai attirato e stretto a te.
Lì ho davvero pensato che fosse un sogno.
Ci siamo addormentati. Come al solito. Io curvata sulla curva della tua schiena, abbracciata al tuo fianco.
Mi sono svegliata ed era buio. Ho riconosciuto la volta e il soffitto, e non mi capacitavo di come fosse particolareggiato quel sogno. Ma il rumore del tuo russare e della ventola mi hanno riportato alla realtà.
Ero davvero là. C'eri tu, c'ero io. Ma - già sapevo - non ci sarebbe stato un Noi. non ancora, forse mai più. Rimaneva sempre il fatto che mi sarei alzata a momenti e sarei uscita da lì, e ci saremmo dedicati al nuovo giorno ognuno per proprio conto, e non insieme.
E uscita di là ho guardato ancora quella falce di Luna; sì, era la stessa che aveva testimoniato a quell'angolo di Sogno. La Luna. Anche lei era meravigliosa!
Roma - Pescara
Sono i tempi del viaggio,
i momenti dedicati allo spostamento del corpo
quelli più duri per l'anima.
Miss You.
i momenti dedicati allo spostamento del corpo
quelli più duri per l'anima.
Miss You.
Incontro a quegli Occhi
E' stato tantissimo tempo fa
che li ho incontrati i tuoi occhi per la prima volta.
Eravamo due bambini, e quello che la mia memoria visiva si è impressa come un marchio a fuoco
è il guizzo in quelle due gocce di ambra, che racchiudevano un misto di furbizia e di dolcezza malinconica.
Le ciglia lunghe sono sempre le stesse.
Oggi appaiono induriti, come succede quando il sole ti picchia forte,
il colore non è più di ambra brillante, ma piuttosto denso e fumoso,
oscuro e confuso,
come Te. E pure come me.
Se riesci ad avvicinarli a una distanza tale da perderti fin nel loro fondo però,
La vedi quella stessa dolcezza che gioca a nascondino dietro colline di durezza.
Le ciglia lunghe sono sempre le stesse, le stesse che mi intrappolarono tanti anni fa.
Quando li spalanchi sembra che tu voglia fare a pugni col mondo,
io allora te li vorrei coprire e far cucù, e farti sorridere.
Quando sorridi, sì, allora tornano a brillare.
Oggi ho anche paura di non vederli più così i tuoi occhi.
Mi mancano già da un po', e terribile è la sensazione di doversi abituare ancora una volta a questa mancanza.
Ma so, lo so e non ci sono santi, che per averli davvero quei tuoi occhi, per far sì che tu li doni solo a me
ti devo lasciare senza lacci, e smettere di attendere.
E forse così Domani
mi ritroverei ancora una volta di fronte a quelle lunghe ciglia,
e ancora correrò senza fiato incontro a quegli Occhi.
che li ho incontrati i tuoi occhi per la prima volta.
Eravamo due bambini, e quello che la mia memoria visiva si è impressa come un marchio a fuoco
è il guizzo in quelle due gocce di ambra, che racchiudevano un misto di furbizia e di dolcezza malinconica.
Le ciglia lunghe sono sempre le stesse.
Oggi appaiono induriti, come succede quando il sole ti picchia forte,
il colore non è più di ambra brillante, ma piuttosto denso e fumoso,
oscuro e confuso,
come Te. E pure come me.
Se riesci ad avvicinarli a una distanza tale da perderti fin nel loro fondo però,
La vedi quella stessa dolcezza che gioca a nascondino dietro colline di durezza.
Le ciglia lunghe sono sempre le stesse, le stesse che mi intrappolarono tanti anni fa.
Quando li spalanchi sembra che tu voglia fare a pugni col mondo,
io allora te li vorrei coprire e far cucù, e farti sorridere.
Quando sorridi, sì, allora tornano a brillare.
Oggi ho anche paura di non vederli più così i tuoi occhi.
Mi mancano già da un po', e terribile è la sensazione di doversi abituare ancora una volta a questa mancanza.
Ma so, lo so e non ci sono santi, che per averli davvero quei tuoi occhi, per far sì che tu li doni solo a me
ti devo lasciare senza lacci, e smettere di attendere.
E forse così Domani
mi ritroverei ancora una volta di fronte a quelle lunghe ciglia,
e ancora correrò senza fiato incontro a quegli Occhi.
Inventi la Poesia
E in fondo in fondo, sono ancora in viaggio, alla ricerca di un posto, un momento, un paio di occhi da inventare.
Da cui farmi inventare.
♥
Da cui farmi inventare.
♥
"Inventi le mie forme, Lo stile, è quello tuo Poso per ore davanti a te, Mi dipingi di sole, anche se non c'è A un tratto, trovo me! Inventi quei colori, Le ombre su di me Poi chiudo gli occhi sul nome mio, Quel che inventi son sogni, son sempre io Mi sento, dentro te! Poi, mi scopro lì a volare il cielo su di me, Mentre la mia mano cerca te Arrossisci un po' Ma non vuoi più mandarmi via. Inventi, la poesia! Inventi quella luce, Ma sono gli occhi miei! Mentre ti guardo io non so più, Dove finisco io e cominci tu, Il sogno, la realtà Ogni volta io rinasco nei pensieri tuoi, Colorato e folle più che mai! Arrossisci un po' Ma non vuoi più mandarmi via. Inventi, la poesia!"
Incontro al Mare
Mi sfilo una scarpa puntando il tallone, poi l’altra, nello stesso modo. Le prendo in mano e le sbatto una contro l’altra, come a scuotere per scacciare via ogni problema. L’incontro che sto per fare merita tutto lo spazio nella mia mente.
Piede affondato nella sabbia. Il tipico profumo vanigliato della spiaggia si impossessa di ogni millimetro delle mie narici. Il primo contatto è morbido e fresco velluto. Fresco e morbido come i pomeriggi d’estate passati al mare, quando un buco nella sabbia diventava un piccolo mondo da esplorare, e una sfida coi cavalloni una battaglia epica in cui trionfare.
Ancora un passo. Sotto le piante dei piedi ogni granello di sabbia si imprime nella pelle, come tanti piccoli pugnali, come quelle ore stesa a cercare il sole con la faccia tra i gomiti, quando le ombre si allungavano oscurando le mie speranze, quando il sole, quel mio sole che testardamente anelavo, si scaldava per altri panorami.
Avanzo. Le dita si aggrappano alla sabbia umida. Scavo alla ricerca di qualche cosa, ma è solo un delicato risucchiare, un ipnotico movimento che mi trasporta fluttuante ad una notte fuori dal tempo. Là dove si confondono la morsa dell'ignoto con il mistero del piacere, dove i miei desideri prendono forma, dove cullati dal canto del mare, un canto maestoso da fare paura, si attraversano limiti invalicabili e mai più percorribili nel senso opposto.
Colpisco una conchiglia e torno sulla spiaggia. Alzo lo sguardo, e una linea indaco attraversa l’orizzonte e si trascina dietro le nuvole del tramonto. Arriva fino a me, e mi scaraventa verso un sera di maggio. Quando nel pieno della bellezza più fulgida della natura, in un tripudio di precoci profumi e colori estivi, scopro il mio lato oscuro. Le labbra rosse assetate di rivalsa, e lo scroscio del cristallo dei cuori, infranti in un secondo come onde su scogli. E la paura di annegarci dentro quell’oscurità, la fatica, e l’annaspare e l’aggrapparsi l’uno all’altro, e capire di non voler salvarsi da soli, semmai affatto.
Arrivo. Immergo i piedi nell’acqua. Sono limpidi, e bianchi come pietra levigata. L’acqua, calda come le lacrime. Quelle lacrime che purificano e spazzano via la sabbia dal cuore. Mi stenderei sulla riva, e mi lascerei accarezzare senza sosta, fino a profumare di sabbia, fino a diventare lucente come perla, cristallina come acqua; fino a diventare Mare.
(2010)
Piede affondato nella sabbia. Il tipico profumo vanigliato della spiaggia si impossessa di ogni millimetro delle mie narici. Il primo contatto è morbido e fresco velluto. Fresco e morbido come i pomeriggi d’estate passati al mare, quando un buco nella sabbia diventava un piccolo mondo da esplorare, e una sfida coi cavalloni una battaglia epica in cui trionfare.
Ancora un passo. Sotto le piante dei piedi ogni granello di sabbia si imprime nella pelle, come tanti piccoli pugnali, come quelle ore stesa a cercare il sole con la faccia tra i gomiti, quando le ombre si allungavano oscurando le mie speranze, quando il sole, quel mio sole che testardamente anelavo, si scaldava per altri panorami.
Avanzo. Le dita si aggrappano alla sabbia umida. Scavo alla ricerca di qualche cosa, ma è solo un delicato risucchiare, un ipnotico movimento che mi trasporta fluttuante ad una notte fuori dal tempo. Là dove si confondono la morsa dell'ignoto con il mistero del piacere, dove i miei desideri prendono forma, dove cullati dal canto del mare, un canto maestoso da fare paura, si attraversano limiti invalicabili e mai più percorribili nel senso opposto.
Colpisco una conchiglia e torno sulla spiaggia. Alzo lo sguardo, e una linea indaco attraversa l’orizzonte e si trascina dietro le nuvole del tramonto. Arriva fino a me, e mi scaraventa verso un sera di maggio. Quando nel pieno della bellezza più fulgida della natura, in un tripudio di precoci profumi e colori estivi, scopro il mio lato oscuro. Le labbra rosse assetate di rivalsa, e lo scroscio del cristallo dei cuori, infranti in un secondo come onde su scogli. E la paura di annegarci dentro quell’oscurità, la fatica, e l’annaspare e l’aggrapparsi l’uno all’altro, e capire di non voler salvarsi da soli, semmai affatto.
Arrivo. Immergo i piedi nell’acqua. Sono limpidi, e bianchi come pietra levigata. L’acqua, calda come le lacrime. Quelle lacrime che purificano e spazzano via la sabbia dal cuore. Mi stenderei sulla riva, e mi lascerei accarezzare senza sosta, fino a profumare di sabbia, fino a diventare lucente come perla, cristallina come acqua; fino a diventare Mare.
(2010)
Scompigliata dal Mare
Ho bisogno di Vento,
Non di banderuole che si muovono a ogni suo giro.
Ho bisogno di forze della natura, tenaci e costanti,
devo cominciare a misurarmi con esse,
per non fremere a qualsiasi palpito fievole.
Non di banderuole che si muovono a ogni suo giro.
Ho bisogno di forze della natura, tenaci e costanti,
devo cominciare a misurarmi con esse,
per non fremere a qualsiasi palpito fievole.
Io e il contrario di me (e tu sei la mia contraddizione)
Parlo Di te, ancora,
Scrivo Di te, continuamente.
Scrivo Per me. Da sempre.
Ma scrivo anche A te, non posso farne a meno.
Parlo Con te. Per quanto ancora?
Dicono di me. Certo.
Dicono Di te, A me. E ti giuro vorrei che smettessero.
Dici tu a me. A me non basta, ma mi basteresti Tu.
E io mi sento come le onde del mare, che vanno e vengono:
vorrei andare lontano, così, per vedere se mi vieni a cercare;
ma sono costretta a tornare, che ogni volta che mi allontano il tuo eco è più forte,
dubito che il mio lo sia altrettanto.
E io mi sento come le onde del mare, e temo di infrangermi su uno scoglio senza cuore.
Scrivo Di te, continuamente.
Scrivo Per me. Da sempre.
Ma scrivo anche A te, non posso farne a meno.
Parlo Con te. Per quanto ancora?
Dicono di me. Certo.
Dicono Di te, A me. E ti giuro vorrei che smettessero.
Dici tu a me. A me non basta, ma mi basteresti Tu.
E io mi sento come le onde del mare, che vanno e vengono:
vorrei andare lontano, così, per vedere se mi vieni a cercare;
ma sono costretta a tornare, che ogni volta che mi allontano il tuo eco è più forte,
dubito che il mio lo sia altrettanto.
E io mi sento come le onde del mare, e temo di infrangermi su uno scoglio senza cuore.
"E' stato Splendido" [cit.]
Profondo il rombo di quel motore,
Caldo e avvolgente il sapore di quel sole,
come un caffé buono...
l'aria che ci accarezzava e tutto filava, come le curve di quelle strade.
Quello che si incagliava erano i miei pensieri, e i tuffi del mio cuore;
si incagliavano nello scorcio di uno specchietto che rifletteva la tua bocca,
nelle pieghe del tuo collo, che avrei voluto accarezzare per tutto il tempo,
nel suono che usciva dalle casse, che trasportava parole che mi facevano tremare più che quel motore:
"E' stato splendido amarti"...
Guardavo la strada passare e il paesaggio correre, e ad ogni curva ero più certa
che quella era la vita che volevo, che avrei voluto e con chi volevo.
Ma che forse non avrei avuto. Non più.
Perché se le circostanze sono favorevoli, ma uno le infarcisce di impedimenti,
allora non si può dare la colpa al destino.
Se le circostanze sono favorevoli e nonostante questo non siamo insieme, allora non rimane che dire, che "E' stato splendido..."
Caldo e avvolgente il sapore di quel sole,
come un caffé buono...
l'aria che ci accarezzava e tutto filava, come le curve di quelle strade.
Quello che si incagliava erano i miei pensieri, e i tuffi del mio cuore;
si incagliavano nello scorcio di uno specchietto che rifletteva la tua bocca,
nelle pieghe del tuo collo, che avrei voluto accarezzare per tutto il tempo,
nel suono che usciva dalle casse, che trasportava parole che mi facevano tremare più che quel motore:
"E' stato splendido amarti"...
Guardavo la strada passare e il paesaggio correre, e ad ogni curva ero più certa
che quella era la vita che volevo, che avrei voluto e con chi volevo.
Ma che forse non avrei avuto. Non più.
Perché se le circostanze sono favorevoli, ma uno le infarcisce di impedimenti,
allora non si può dare la colpa al destino.
Se le circostanze sono favorevoli e nonostante questo non siamo insieme, allora non rimane che dire, che "E' stato splendido..."
All'ora dei Sogni
Scrivo di notte perché è l'ora dei Sogni.
E i Sogni arrivano e te li devi prendere così come sono,
non puoi controbattere né reagire.
e nei sogni accade tutto e il contrario di tutto.
E' per questo che scrivo all'ora dei Sogni, perchè se lo facessi quando c'è luce
ci si metterebbero di mezzo tutte quelle valide ragioni - reali o presunte -
per cui so che le cose non possono andare diversamente,
ragioni che dovrebbero farmi stare muta e al mio posto.
Nei sogni però puoi dire e non sentirti responsabile di quello che succede,
e sperare che chi è dall'altra parte non si senta colpevole.
In questa dimensione che forse non è reale,
posso dirti chiaro e tondo che MI MANCHI.
Tanto e di continuo.
Che spero che ogni giorno mi mancherai un po' meno,
ma comunque so che mi mancherai un po' per sempre.
E che all'ora dei sogni, almeno allora, sarai sempre con me,
Lì, almeno lì, non ti lascerò andare.
E i Sogni arrivano e te li devi prendere così come sono,
non puoi controbattere né reagire.
e nei sogni accade tutto e il contrario di tutto.
E' per questo che scrivo all'ora dei Sogni, perchè se lo facessi quando c'è luce
ci si metterebbero di mezzo tutte quelle valide ragioni - reali o presunte -
per cui so che le cose non possono andare diversamente,
ragioni che dovrebbero farmi stare muta e al mio posto.
Nei sogni però puoi dire e non sentirti responsabile di quello che succede,
e sperare che chi è dall'altra parte non si senta colpevole.
In questa dimensione che forse non è reale,
posso dirti chiaro e tondo che MI MANCHI.
Tanto e di continuo.
Che spero che ogni giorno mi mancherai un po' meno,
ma comunque so che mi mancherai un po' per sempre.
E che all'ora dei sogni, almeno allora, sarai sempre con me,
Lì, almeno lì, non ti lascerò andare.
Risvegli notturni
Quando nel sonno più abissale
annulli ogni spazio di cotone
e sprofondi col viso
fino a incastrare il naso nella mia nuca,
e Inspiri, così profondamente da sembrare il mare,
da farmi tremare il cuore,
Tu respiri il mio sapore...
...E Io muoio un po', ecco.
annulli ogni spazio di cotone
e sprofondi col viso
fino a incastrare il naso nella mia nuca,
e Inspiri, così profondamente da sembrare il mare,
da farmi tremare il cuore,
Tu respiri il mio sapore...
...E Io muoio un po', ecco.
O R A
Ogni attimo che
Rimane sospeso per un tempo indefinito e
Annulla il resto intorno,
Qui sta l'importanza del Presente!
Ben più emozionante del tempo che lo aspetta e lo prepara,
ben più ricolmo del ricordo di quel che ormai ne è ombra,
Questo momento è quello che conta, e solo ed unicamente in quello stesso momento.
In ogni lingua è definito con una parola che dura solo un soffio di fiato,
perché è un soffio, il tempo di afferrarlo ed è già svanito.
E' per questo che è meraviglioso,
E' per questo che è continuamente agognato.
Perché non lo si può possedere, ma solo ricordare,
perché non lo si può raccontare, ma soltanto vivere.
Lo si può solo creare, regalare, rubare, negare.... Qui e Ora.
Il mio Qui e il mio Ora è in questo abbraccio, nel tuo letto,
e mi sembra durare per l'eternità.
Rimane sospeso per un tempo indefinito e
Annulla il resto intorno,
Qui sta l'importanza del Presente!
Ben più emozionante del tempo che lo aspetta e lo prepara,
ben più ricolmo del ricordo di quel che ormai ne è ombra,
Questo momento è quello che conta, e solo ed unicamente in quello stesso momento.
In ogni lingua è definito con una parola che dura solo un soffio di fiato,
perché è un soffio, il tempo di afferrarlo ed è già svanito.
E' per questo che è meraviglioso,
E' per questo che è continuamente agognato.
Perché non lo si può possedere, ma solo ricordare,
perché non lo si può raccontare, ma soltanto vivere.
Lo si può solo creare, regalare, rubare, negare.... Qui e Ora.
Il mio Qui e il mio Ora è in questo abbraccio, nel tuo letto,
e mi sembra durare per l'eternità.
Blowin' in the wind
E' un vento che attorciglia,
che strappa e porta indietro.
Mi sta riportando la necessità di fermare tutto con un parole e punti.
Quei Giorni impensabili che ho attraversato, impensabili e insperati.
Ma quelle speranze nuove avevano dietro la maschera paure sconosciute,
di fronte a cui mi sono svelata timorosa e impreparata.
Vado avanti, certo, e chi mi ferma?
ma ad ogni passo in avanti corrisponde un tremito del cuore.
Danzo in equilibrio su un filo, neanche tanto teso.
E ho paura che se cadessi stavolta non potrei che addossare la colpa a nessuno tranne che a me.
Non al destino, non alle coincidenze,
Neanche al vento.
che strappa e porta indietro.
Mi sta riportando la necessità di fermare tutto con un parole e punti.
Quei Giorni impensabili che ho attraversato, impensabili e insperati.
Ma quelle speranze nuove avevano dietro la maschera paure sconosciute,
di fronte a cui mi sono svelata timorosa e impreparata.
Vado avanti, certo, e chi mi ferma?
ma ad ogni passo in avanti corrisponde un tremito del cuore.
Danzo in equilibrio su un filo, neanche tanto teso.
E ho paura che se cadessi stavolta non potrei che addossare la colpa a nessuno tranne che a me.
Non al destino, non alle coincidenze,
Neanche al vento.
Le sere d'autunno
Le Sere d'autunno non servono ad altro
che a sfogliare fotografie della mente
ed appunti riposti nel cuore,
a recitare a menadito tutte le spiegazioni scolpite nella testa.
E una pagina dopo l'altra sbucano, come foto spiegazzate e senza angoli,
immagini di me che mi fanno sentire persa.
Non provo più rabbia, né commiserazione, Né biasimo.
Soltanto un sottile dispiacere,
di quelli che si provano quando hai messo tutta te stessa in qualcosa,
e poi per un brusco movimento getti a terra vanificando ogni impresa.
E' rammarico, per lo spreco compiuto.
Lo spreco di te stessa, di tempo, di sentimenti, di occasioni ...e sì, di persone.
Soprattutto di occasioni,
E di persone che avrebbero meritato tempo, sentimenti, e te stessa.
che a sfogliare fotografie della mente
ed appunti riposti nel cuore,
a recitare a menadito tutte le spiegazioni scolpite nella testa.
E una pagina dopo l'altra sbucano, come foto spiegazzate e senza angoli,
immagini di me che mi fanno sentire persa.
Non provo più rabbia, né commiserazione, Né biasimo.
Soltanto un sottile dispiacere,
di quelli che si provano quando hai messo tutta te stessa in qualcosa,
e poi per un brusco movimento getti a terra vanificando ogni impresa.
E' rammarico, per lo spreco compiuto.
Lo spreco di te stessa, di tempo, di sentimenti, di occasioni ...e sì, di persone.
Soprattutto di occasioni,
E di persone che avrebbero meritato tempo, sentimenti, e te stessa.
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Gennaio-26
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