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Solitudo vera beatitudo

Non sapremo dare il significato reale alla condizione di solitudine fino a quando non ci ritroveremo sulla sua sommità, lungo una strada a senso unico.
Essa è una condizione di beatitudine quando siamo nel pieno delle nostre facoltà, possibilità, capacità. Così vien facile scegliere di stare soli, di non essere il fardello di qualcuno né tanto meno di accollarsene. Sembra sacrosanto essere liberi da legacci e addirittura giusto e altruistico non condizionare il prossimo con le nostre necessità.
Ma che succede quando l'unica compagnia che ci rimane è poco più - o poco meno - della metà di noi stessi? Quando le circostanze avverse, le mancanze e le paure peseranno più del nostro essere? Allora sarà ancora una scelta o un'imposizione dall'alto di non si sa cosa?
Sarà stato giusto, alla resa dei conti, aver sofferto un poco per fuggire dai segni che i legami necessariamente lasciano per soffrire indicibilmente alla fine, al picco della solitudine, fino a perdere se stessi, irreversibilmente?

SuperHero

Un superpotere non è nulla di trascendentale.
Voglio dire: non ha origini divine o aliene, niente di magico o miracoloso.
Credo che avere un superpotere, essere un supereroe, sia semplicemente avere la capacità di spostare energia buona da un punto all'altro, da una persona ad un'altra.
Praticamente un supereroe è una specie di fattorino.
Anche perché i supereroi fanno una vita piuttosto di merda.
Mi spiego meglio: Infanzie traumatiche, problemi di socializzazione e socialità, rapporti interpersonali quasi assenti o comunque marchiati dalla menzogna. Pensate a Batman o Superman, o l'incredibile Hulk.
Cioè, se un superpotere fosse qualcosa di magico, vuoi che non lo proverebbero prima e anche sulle loro vite?
E invece no, anzi. Solitamente più sistemano le vite altrui, più la loro si incasina.
Se portano gioia in un posto, probabilmente altrove 'sta gioia è venuta a mancare, e nelle situazioni di emergenza, evento tipico delle vite da supereroe, dove attingere se non alla sua stessa vita? E' come un foglio di bilancio, dove niente si crea e niente si distrugge, ma tutto deve andare a zero.

Insomma quel che voglio dire è: non invidiateli i supereroi, ché tutto vorrebbero essere, tranne tali.
E non vi focalizzate troppo sulle vostre pene né sulla durata delle gioie, che un giorno, sempre per quella legge di bilancio, potreste girarvi e non trovarle più.
















Nuda e cruda

Non dire degli uomini che essi non sono empatici con i desideri e le necessità femminili. Li ascoltano invece, e finiscono pure per assecondarli.
Il punto è che possono far finta che una donna non ne abbia qualora essa non li espliciti, per puro orgoglio, o per senso di libertà, di autonomia, o rispetto dell'intelligenza altrui. 
Ma... Ignorare solleva da ogni responsabilità, anche sentimentale. 
Quindi donna, ti conviene chiedere, essere pretenziosa sempre, come se da questo dipendesse tutta la tua esistenza.
Non importa ciò che dicono riguardo la pedanteria e l'indipendenza: una donna emotivamente dipendente nutre il loro infantile orgoglio, è qualcosa che finiranno per ricercare sempre, pur di sentirsi un po' più uomini.

Conati di riflessione

Sei la sorprendente regola di ogni legge di Murphy nota o sconosciuta, così come
Sei la la consueta eccezione di ogni ordinario ciclo vitale, di qualsiasi karmica, meritevole disposizione benevola del destino.
Che non dimentichi mai niente, o nessuno, neanche quando non ti riguarda nè per competenze, nè per appartenenza, è la regola pure,
con l'eccezione - direi non proprio dovuta - che di quanto sopra ti scordi sistematicamente, seppur ti riguarda in prima persona.
Credi fermamente ad una legge universale degli equilibri.
Probabilmente tu nei sei la valvola di sfogo, dovresti gioire di cotanto ruolo.

Cuore-Mente

Egli si aggira per la stanza come un’anima in pena. Gira e si lamenta, e grida: chè non si è mai sentito così solo, derubato, preso in giro, arrabbiato. Grida verso di lei. Lei che seduta in un angolo, sembra oltrepassarlo con lo sguardo. C’è, ma è come se non ci fosse.
Grida verso di lei dicevo, che non capisce cosa si prova. Perché tanto lei mica sa cosa vuol dir provare?! Lui s'annega orgoglioso nel suo mare di lacrime mentre ancora grida: Il dolore, la vendetta, la nostalgia, la tristezza del domani, l’invidia.
Lei. Seduta nello stesso punto, lo guarda consumarsi. Lo guarda in silenzio, occhi fissi: glaciale con quelle iridi color del cielo rigato di nuvole plumbee. Sembra completamente insensibile al di lui dolore. In realtà lo aspetta. Sa di dovergli concedere tempo, sa che le grida, le lacrime, la confusione, l’incoerenza nel pensiero sono tappe obbligate.
Ad un tratto lui si zittisce e la fissa, come se si fosse accorto solo in quel momento di quella silenziosa presenza. La cerca, e gli occhi si incontrano dentro lo stesso sguardo. Negli occhi azzurri di lei egli si sente stranamente al sicuro.
Lei ricambia lo sguardo, ma ora i suoi occhi non sono più come il ghiaccio, ma virano al verdemare, quel mare calmo e sicuro al mattino.
E’ lei a rompere il silenzio. “Devo mostrarti delle foto. Sono di te qualche tempo fa”.
Lui non capisce a cosa lei si stia riferendo, ma non ha tempo di pensarci perché lei comincia a tirar fuori una polaroid dopo l’altra e a porgergliele. In ogni foto c’è lui: in alcuni scatti è sotto la pioggia e guarda il pavimento, in un altro si strappa le guance, in altre si conficca chiodi nella pelle.  Guardando quelle foto gli tremano le mani, non ricordava di essere stato così mostruoso nell’aspetto in passato, ma la foto è oggettiva, parla chiaro. Lo sconforto cresce. Quello è lui, e quello il suo lugubre destino. Lei continua a passargli le foto, quasi indifferente, e lui ormai preda di questo cattivo pensiero neanche le guarda più.
Poi gli cade in mano una foto: lui che ride di una risata piena, irrefrenabile, contagiosa.
Rimane rapito da quella immagine, non riesce a ricordare la circostanza o il luogo, il motivo di quella risata. Ma riesce anche in quel momento a riassaporare quella sensazione di compiuta felicità.
Lui guarda lei, interrogativo. Lei comprende quali siano i suoi dubbi, e allora fingendo sorpresa sorride e lo incalza: “Ma ancora non hai capito?” Egli le restituisce il sorriso finalmente.
Non ricorda la circostanza di quella felicità perché non importa, doveva solo ricordare che lui è quello della foto, non il mostro delle altre. Importa che quella felicità era vera e potrebbe tornare, importa che egli sa provarla ed esprimere, tra l’altro meglio di lei che intanto se la ride dall'alto delle sue granitiche convinzioni.
Lui riprende: “D’accordo, ma che me ne faccio della felicità, se e quando tornerà, se non ho un altro come me col quale condividerla?” La guarda fissa, come se aspettasse una risposta.
Stavolta lei ricambia lo sguardo in completo silenzio; lui annuisce, perché sono tornati ad intendersi.
Importa che lui sia in grado di provare dei sentimenti.

Poi, a come distribuirli e trovargli degli sbocchi se la vedesse lei, la solita saputella.

Flipper emozionale

Parole e cose, e persone ti  colpiscono solo se e quando sei ricettivo: ma non è un processo di adattamento e di conquista, piuttosto una sferzata improvvisa, uno schiaffo in pieno viso.
Capita a tutti di prendere porte in faccia, a te cominciano a dolere quando ormai la botta e il livido dovrebbero essere solo un ricordo.
Di cogliere parole che riecheggiano come echi infiniti, che però odi distintamente solo ai titoli di coda.
I tuoi sensi perennemente in ritardo.
...Devono renderti davvero strana o ingenua agli occhi degli altri.
Stupida e ridicola due volte, ai tuoi stessi.

Epifania

L'Epifania è la manifestazione di una meraviglia, che a quel punto diventa realtà non più ignorabile.
Ci sono persone luminose come Epifanie permanenti.
Ma ugualmente, c'è chi non sembra minimamente accecato dal loro bagliore. Anzi, Questi ultimi li vedi scorgere una luce dentro occhi, o cuori che somigliano più ad antri paurosi.
Qual è il miracolo allora? E quale il peccato?
Son sventurati o benedetti quegli occhi che vedono le stelle nel nero carbone, mentre ignorano il sole?
Non lo so davvero.
Fuori nevica, e penso solo che una rivelazione è sì una meraviglia, ma che sta negli occhi di chi guarda.

Principessa o Guerriera?

un boato infinito
e il mondo che conoscevi comincia a sfaldarsi
come le tessere in un puzzle che lasci cadere nel vuoto.
ti guardi intorno e
ogni riferimento è perduto,
fari che sprofondano nel mare,
onde nere che sovrastano l'orizzonte
e Tu
presa a schiaffi dalla tempesta.
Attendi che un principe venga a salvarti in groppa ad un drago volante?
Stringi gli occhi e trattieni il fiato
ma solo per un attimo.
Poi aprili, e tieni sotto controllo il tuo respiro.
Comincia a guardare il paesaggio intorno a te:
Tra crolli, e schianti e terremoti
Troverai sempre un passaggio
attraverso il quale avanzerai,
e se guardi bene in fondo a te stessa
hai già quel Coraggio
che ti serve per alzare il primo passo.
E ti metterai in salvo.


La Luna. Anche lei era meravigliosa!

Continuo a ripassare a mente ogni singolo momento di qualche sera fa.
Io e te. Viaggiatori solitari, insieme per una sera.
Riprovo l'imbarazzo iniziale, celato dietro domande di circostanza, dietro l'accurato evitare di sfiorarsi, e il continuo e incessante cercare di toccarsi.
Risento i brividi dovuti al viaggio in moto, alle correnti calde e fredde che si alternavano; e poi tu, che come conscio di queste mie sensazioni mi hai cinto una coscia, e non capivo se per appoggiarti o per scaldarmi, ma non mi importava.
Risento le chiacchiere vaghe, le risate e le allusioni più o meno assordanti che però volutamente non si son fatte materia, perché dal canto mio quello che volevo era vivere un attimo di sogno.
Ricordo il magone che ho provato risalendo in moto, perché sapevo che in qualche modo quell'attimo stava per finire.
E ancora il cuore che cede e si schianta nella pancia quando riaffiora la sensazione della tua mano che
prende il collo del mio piede e lo accarezza, senza sosta, ma con delicatezza.
E io che finalmente ti cingo le spalle, e mi appoggio a te, anche se quella moto non è fatta per gli abbracci ma non fa niente, è bello così.
Solo allora, da sopra la tua spalla mi accorgo che viaggia con noi una falce di Luna meravigliosa.
Rende un'atmosfera  magica, e davvero penso che sto sognando. Ci fermiamo, una pausa a pochi chilometri dall'arrivo, e conveniamo sul fatto che tornare sembra sempre così veloce... Chissà se è solo una questione di distanze, o di tempo che corre troppo.
E poi l'arrivo, e il mio realizzare che davvero quell'ora dei sogni era al capolinea. O forse non ancora. E lì non ho più ragionato: il mio cuore ha preso il comando.
Ricordo che ci siamo avvicinati, non uno dei due, ma uno verso l'altro, contemporaneamente, ricordo che mi hai detto grazie e io ti ho abbracciato.
Poi ho sentito solo le tue labbra sulle mie, ho sentito che tutto si confondeva, tutto! Tranne il fatto che non ero solo io a volere che andasse così.
Ricordo che  mi sono ritrovata di colpo a casa tua, come succede nei sogni che ti sposti senza tempo tra i luoghi. Ho riso quando il tuo cane mi ha riconosciuto e mi è venuto incontro e mi bloccava al muro appoggiandosi col muso su di me. Chissà se lui aveva paura che io sparissi ancora una volta. Chissà se almeno lui ce l'ha questa paura!
E poi ancora noi tra quelle quattro mura. Dapprima il tuo impaccio. Tu che con quel caldo prima ti infili il pigiama, poi te lo togli. Io che ti guardo basita, io che rido. Io che mi accoccolo su di te. Come se quello fosse il mio posto da sempre.
Ricordo tutto. Tutto il resto. Ricordo come mi hai stretta, dove, come e quanto mi hai baciata. Quanto abbiamo sussurrato e ansimato. E ricordo, almeno una volta ogni ora da quando è successo, quando alla fine di tutto, ancora stravolto e - sì, emozionato - mi hai detto: "vieni qua" e mi hai attirato e stretto a te.
Lì ho davvero pensato che fosse un sogno.
Ci siamo addormentati. Come al solito. Io curvata sulla curva della tua schiena, abbracciata al tuo fianco.
Mi sono svegliata ed era buio. Ho riconosciuto la volta e il soffitto, e non mi capacitavo di come fosse particolareggiato quel sogno. Ma il rumore del tuo russare e della ventola mi hanno riportato alla realtà.
Ero davvero là. C'eri tu, c'ero io. Ma - già sapevo - non ci sarebbe stato un Noi.  non ancora, forse mai più. Rimaneva sempre il fatto che mi sarei alzata a momenti e sarei uscita da lì, e ci saremmo dedicati al nuovo giorno ognuno per proprio conto, e non insieme.
E uscita di là ho guardato ancora quella  falce di Luna; sì, era la stessa che aveva testimoniato a quell'angolo di Sogno. La Luna. Anche lei era meravigliosa!

analisi illogica

"E poi comunque, non ho mai detto che le cose tra noi siano finite per sempre..."
Non l'avrai detto, ma mi hai lasciato addossandoti tutte le colpe, per prima quella di non saperti comodo dentro una relazione.

"...né ti posso chiedere di aspettare che io sia pronto a mettermi in gioco, tanto meno lo posso pretendere..."
Forse non me lo stai chiedendo direttamente, ma hai cercato di saggiare la mia resistenza, e la mia disposizione. Si chiamano domande indirette e sono pur sempre richieste.

"...va a finire che quando sarò pronto io tu non ci sarai più"
Anche qui, non stai predicendo il futuro, mi stai promettendo un'illusione - che ci sarai prima o poi - per tenermi lì ferma, in un cantuccio. Perché è confortante sapere che esiste davvero qualcuno, in un angolo del mondo, pronto per te.

"ma per me essere amici è anche sperare che l'altro sia felice anche a scapito mio"
Nobile. Solo che questo tu vorresti che succedesse a me. Che mio sia il discapito.

Questo avrebbe dovuto rispondergli una persona con un po' più di sale in zucca.
Non continuare a voler leggere tra le righe.
Ti è già successo una volta di farti fregare dalle buone intenzioni. Sono pochissime le persone che le praticano. Ti è già successo ma pare che non sia successo a te, pare che i denti che hai sputato non siano i tuoi.
Come si chiama? Stupidità? Eccesso di speranza? o Insensibilità al dolore?

All'ora dei Sogni

Scrivo di notte perché è l'ora dei Sogni.
E i Sogni arrivano e te li devi prendere così come sono,
non puoi controbattere né reagire.
e nei sogni accade tutto e il contrario di tutto.
E' per questo che scrivo all'ora dei Sogni, perchè se lo facessi quando c'è luce
ci si metterebbero di mezzo tutte quelle valide ragioni -  reali o presunte -
per cui so che le cose non possono andare diversamente,
ragioni che dovrebbero farmi stare muta e al mio posto.
Nei sogni però puoi dire  e non sentirti responsabile  di quello che succede,
e sperare che chi è dall'altra parte  non si senta colpevole.
In questa dimensione che forse non è reale, 
posso dirti chiaro e tondo che MI MANCHI.
Tanto e di continuo.
Che spero che ogni giorno mi mancherai un po' meno,
ma comunque so che mi mancherai un po' per sempre.
E che all'ora dei sogni, almeno allora, sarai sempre con me,
Lì, almeno lì, non ti lascerò andare.

Sensazioni

E se quella paura che ti sparisca il suolo da sotto i piedi
non se ne va,
se continua, impercettibile come il rumore che fa un tarlo
a rodere dentro...
...Che cosa significa?
A volte odio le mie sensazioni,
perché se cedo anche per un attimo alla tentazione di credervi
poi per il resto del tempo ho paura che questo cedimento
faccia sì che diventino reali.

The last mile

...it's the hardest mile.
Non è solo un modo di dire, è uno stato mentale, rafforzato dalle circostanze del caso.
Fino a qualche giorno fa mi era sembrato che finalmente affrontavo l'ultima curva e poi mi si parava davanti il mare, più blu dei zaffiri. Poi una serie di buche, e quella strada è diventata accidentata, scomoda, e tenta ancora di buttarmi fuori.
Ma se il mio mondo vacilla, significherà solo che impiegherò un po' più tempo a percorrere questo benedetto ultimo miglio, però la destinazione ce l'ho ben impressa e non perderò la direzione.
Spero solo di non arrivarci troppo sconvolta, affaticata e triste.
E poi certi sogni notturni non aiutano.

Predizioni

Hai avuto ragione,
quella volta che dicesti che in un angolo qualsiasi del tempo a venire avrei rivolto il pensiero a te.
Ecco, ora posso svelarlo senza timori.

Vorrei sapermi togliere di dosso questo cilicio mentale.

l'Autoironia..... tutte le seghe (mentali) si porta via

"Si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita considerevole"
diceva la Consoli.
"What goes around comes around".
Aggiungeva Bob Marley.
"Tutto ciò che fai indietro ti torna"
Concludeva Mia Nonna.
Se poi ci metti i quotidiani attestati di stima, e le benedizioni che ricevo da ogni parte, direi che il mio premio rivalutato sarà enorme.
Però mi vien da dire:
"Io non godrò nulla del buono che mi è stato riservato".
E non perchè non ci creda....
e non perchè sia pessimista...
ma perchè quella mole di benedizioni, e di azioni donate, si saranno talmente accumulate che mi si riverseranno addosso d'un unico botto, a valanga.
E io vi rimarrò sotto. Schiacciata. Soffocata. Stecchita.

Autoritratti

Di un Gatto
mi piacerebbe l'istinto indipendente,
del Mare
l'instancabile costanza.
della Pioggia
l'autunnale sussurro,
della Luna
l'algido distacco.
di una Madre
il perdono rassicurante,
del Padre
l'inflessibile durezza.

Con tratti decisi
e toni acquerellati mi disegnerei.

Uccello migratore


Una gabbianella che vola da cale a lidi,
non riposa,
senza sosta va a cercare
la spiaggia che completi il suo mare.
Ma non c'è mare che acquieta
il suo anelito incessante,
Non c'è spiaggia che può darle sollievo,
perchè il mare mosso ancora se lo porta dentro.

Scollinare

Una giornata di sole è un fluido rigenerante.
Ne approfitto sempre quando c'è, soprattutto perché in questi giorni è merce rara e preziosa.
Mi rende invincibile, inattaccabile, capace di sforzi ultraterreni,
il sole mi fa muovere montagne.
E' per questo che quand'è così prediligo le strade scomode... perchè le strade scomode sovente sono accompagnate da scorci mozzafiato. Ce n'è una in particolare che mi fa "scollinare".
"Scollinare" significa affrontare l'ostacolo senza aggirarlo, significa arrivare prima ad un obiettivo, pur con più sforzi e difficoltà, significa scegliere di abbandonare una via larga e comoda ed entrare dritta nella collina.
Percorrere anse e strettoie, salire e scendere; scollinare non permette di tenere un'andatura lineare e scorrevole, ma è tutto un alti e bassi, un frenare bruscamente per poi approfittare dei rettilinei e tirar le marce.
Scollinare E' il mio modo di andare.
E il sole il mio compagno affidabile.

Le proprietà del Dolore

Dire che il dolore acuisca una certa sensibilità è un'innegabile verità.
Un cuore che soffre è un cuore aperto al resto dell'umanità.
La mia sofferenza è frustrazione per un immutabile realtà, soffro perchè non sono un vero Eroe. L'Eroe uccide i draghi e salva le principesse da torri inviolabili, cambia una disperata realtà in un viale di petali di rosa.
Ho tentato, stretto i denti, preso schiaffi e inciampato nelle insidie della mia vita, ho versato lacrime per questo dolore... ma in fondo ho sempre intravisto una fioca luce nel torrione, che come un Faro mi guidava per il mare buio.
Avvicinandomi mano a mano però ho capito. Non era una luce quella, ma solo il riverbero della Luna tra gli alberi. Non era il mio Faro.
Ormai ero a riva, al sicuro, m l'anima mia era squarciata nel momento della Rivelazione. La luce che mi teneva viva...non era luce!
...Ma io è a quel pallore argenteo che avevo anelato! E' Quel cinereo luccichìo che sognavo nella notte!
Non sapendo che a quel riverbero lunare non ci si scalda come ad un fuoco.
Presso quella luce fioca, si finisce per morire di freddo.
Se fossi stato un Eroe, forse con qualche incantesimo quel pallido lumicino sarebbe divampato come fuoco inestinguibile,
Ma io non sono un Eroe.
O forse non è Questa la mia Battaglia.

Impressioni di Settembre

Una distesa d'acqua salata è il mio giaciglio,
mi godo gli ultimi baci dorati di sole settembrino.
Un suono ipnotico mi accompagna lungo la via dell'Oblio:
sono le Onde di un benevolo Mare,
che con il suo sinuoso movimento mi svuota di ogni Pensiero.
Seppur libera da ogni fardello, in questo Mare di Quiete che mi inonda,
Qualcosa rimane.
Un Pensiero, che è come un Sogno che fugge all'affacciarsi dell'Aurora.
Una Sensazione che mi aleggia intorno, ma non ha corpo,
che fa parte del mio Essere, ma in Niente lo rassomiglia.
Un piccolo Veliero che si allontana in groppa alla corrente marina
e va perdendosi al largo, sempre più distante da Me.
Ma le Onde ammalianti come Sirene mi tengono prigioniera
e io non ho la forza di divincolarmi dal loro Incantesimo,
di nuotare lontano per raggiungere quel piccolo Bastimento.
Attendo a riva questa volta,
pregando che il Mare me lo restituisca.

Gennaio-26

 Ho rinchiuso tutte le belve. Non ricordavo ne fossero così tante, alcune le credevo defunte, e invece stavano ancora là. Comunque le ho cat...