Amo i papaveri.
Li amo così, solo con gli occhi. Puoi amarli solo da lontano. Da lì spiccano in mezzo al caos del mondo, ma se ti avvicini troppo finiresti per rimpicciolirne il valore e sgualcirli. E io detesto questa eventualità.
Amo il mare.
Puoi immergertici, puoi farti bagnare e perfino farti spazzare. Ma non puoi tenerlo in mano, sfugge. Non puoi abbracciarlo. E' immenso.
Amo mai interamente e mai troppo da vicino.
Chissà se le cose che amiamo rivelano più un bisogno, o l'essenza o il destino.
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Roma - Pescara
Sono i tempi del viaggio,
i momenti dedicati allo spostamento del corpo
quelli più duri per l'anima.
Miss You.
i momenti dedicati allo spostamento del corpo
quelli più duri per l'anima.
Miss You.
In riva al mare
Com'è che al Mare io ritrovo ogni equilibrio?
Perché il suo profumo e il calore del Sole mi rilassano,
perché il suo colore, le sue conchiglie mi ricordano che la bellezza è una cosa semplice,
perché il suo rumore è come una voce che parla al mio Io più profondo e tira fuori da me anche le cose che ho paura a far uscire,
perché l'ondeggiare del suo moto che viene e va, mi ricorda che non bisogna forzare le cose,
Perché il suo profumo e il calore del Sole mi rilassano,
perché il suo colore, le sue conchiglie mi ricordano che la bellezza è una cosa semplice,
perché il suo rumore è come una voce che parla al mio Io più profondo e tira fuori da me anche le cose che ho paura a far uscire,
perché l'ondeggiare del suo moto che viene e va, mi ricorda che non bisogna forzare le cose,
che nella vita tutto passa,
che qualcosa può anche tornare,
ma in ogni caso il segreto è non rimanere fissi.
che qualcosa può anche tornare,
ma in ogni caso il segreto è non rimanere fissi.
Incontro al Mare
Mi sfilo una scarpa puntando il tallone, poi l’altra, nello stesso modo. Le prendo in mano e le sbatto una contro l’altra, come a scuotere per scacciare via ogni problema. L’incontro che sto per fare merita tutto lo spazio nella mia mente.
Piede affondato nella sabbia. Il tipico profumo vanigliato della spiaggia si impossessa di ogni millimetro delle mie narici. Il primo contatto è morbido e fresco velluto. Fresco e morbido come i pomeriggi d’estate passati al mare, quando un buco nella sabbia diventava un piccolo mondo da esplorare, e una sfida coi cavalloni una battaglia epica in cui trionfare.
Ancora un passo. Sotto le piante dei piedi ogni granello di sabbia si imprime nella pelle, come tanti piccoli pugnali, come quelle ore stesa a cercare il sole con la faccia tra i gomiti, quando le ombre si allungavano oscurando le mie speranze, quando il sole, quel mio sole che testardamente anelavo, si scaldava per altri panorami.
Avanzo. Le dita si aggrappano alla sabbia umida. Scavo alla ricerca di qualche cosa, ma è solo un delicato risucchiare, un ipnotico movimento che mi trasporta fluttuante ad una notte fuori dal tempo. Là dove si confondono la morsa dell'ignoto con il mistero del piacere, dove i miei desideri prendono forma, dove cullati dal canto del mare, un canto maestoso da fare paura, si attraversano limiti invalicabili e mai più percorribili nel senso opposto.
Colpisco una conchiglia e torno sulla spiaggia. Alzo lo sguardo, e una linea indaco attraversa l’orizzonte e si trascina dietro le nuvole del tramonto. Arriva fino a me, e mi scaraventa verso un sera di maggio. Quando nel pieno della bellezza più fulgida della natura, in un tripudio di precoci profumi e colori estivi, scopro il mio lato oscuro. Le labbra rosse assetate di rivalsa, e lo scroscio del cristallo dei cuori, infranti in un secondo come onde su scogli. E la paura di annegarci dentro quell’oscurità, la fatica, e l’annaspare e l’aggrapparsi l’uno all’altro, e capire di non voler salvarsi da soli, semmai affatto.
Arrivo. Immergo i piedi nell’acqua. Sono limpidi, e bianchi come pietra levigata. L’acqua, calda come le lacrime. Quelle lacrime che purificano e spazzano via la sabbia dal cuore. Mi stenderei sulla riva, e mi lascerei accarezzare senza sosta, fino a profumare di sabbia, fino a diventare lucente come perla, cristallina come acqua; fino a diventare Mare.
(2010)
Piede affondato nella sabbia. Il tipico profumo vanigliato della spiaggia si impossessa di ogni millimetro delle mie narici. Il primo contatto è morbido e fresco velluto. Fresco e morbido come i pomeriggi d’estate passati al mare, quando un buco nella sabbia diventava un piccolo mondo da esplorare, e una sfida coi cavalloni una battaglia epica in cui trionfare.
Ancora un passo. Sotto le piante dei piedi ogni granello di sabbia si imprime nella pelle, come tanti piccoli pugnali, come quelle ore stesa a cercare il sole con la faccia tra i gomiti, quando le ombre si allungavano oscurando le mie speranze, quando il sole, quel mio sole che testardamente anelavo, si scaldava per altri panorami.
Avanzo. Le dita si aggrappano alla sabbia umida. Scavo alla ricerca di qualche cosa, ma è solo un delicato risucchiare, un ipnotico movimento che mi trasporta fluttuante ad una notte fuori dal tempo. Là dove si confondono la morsa dell'ignoto con il mistero del piacere, dove i miei desideri prendono forma, dove cullati dal canto del mare, un canto maestoso da fare paura, si attraversano limiti invalicabili e mai più percorribili nel senso opposto.
Colpisco una conchiglia e torno sulla spiaggia. Alzo lo sguardo, e una linea indaco attraversa l’orizzonte e si trascina dietro le nuvole del tramonto. Arriva fino a me, e mi scaraventa verso un sera di maggio. Quando nel pieno della bellezza più fulgida della natura, in un tripudio di precoci profumi e colori estivi, scopro il mio lato oscuro. Le labbra rosse assetate di rivalsa, e lo scroscio del cristallo dei cuori, infranti in un secondo come onde su scogli. E la paura di annegarci dentro quell’oscurità, la fatica, e l’annaspare e l’aggrapparsi l’uno all’altro, e capire di non voler salvarsi da soli, semmai affatto.
Arrivo. Immergo i piedi nell’acqua. Sono limpidi, e bianchi come pietra levigata. L’acqua, calda come le lacrime. Quelle lacrime che purificano e spazzano via la sabbia dal cuore. Mi stenderei sulla riva, e mi lascerei accarezzare senza sosta, fino a profumare di sabbia, fino a diventare lucente come perla, cristallina come acqua; fino a diventare Mare.
(2010)
Scompigliata dal Mare
Ho bisogno di Vento,
Non di banderuole che si muovono a ogni suo giro.
Ho bisogno di forze della natura, tenaci e costanti,
devo cominciare a misurarmi con esse,
per non fremere a qualsiasi palpito fievole.
Non di banderuole che si muovono a ogni suo giro.
Ho bisogno di forze della natura, tenaci e costanti,
devo cominciare a misurarmi con esse,
per non fremere a qualsiasi palpito fievole.
Risvegli notturni
Quando nel sonno più abissale
annulli ogni spazio di cotone
e sprofondi col viso
fino a incastrare il naso nella mia nuca,
e Inspiri, così profondamente da sembrare il mare,
da farmi tremare il cuore,
Tu respiri il mio sapore...
...E Io muoio un po', ecco.
annulli ogni spazio di cotone
e sprofondi col viso
fino a incastrare il naso nella mia nuca,
e Inspiri, così profondamente da sembrare il mare,
da farmi tremare il cuore,
Tu respiri il mio sapore...
...E Io muoio un po', ecco.
The last mile
...it's the hardest mile.
Non è solo un modo di dire, è uno stato mentale, rafforzato dalle circostanze del caso.
Fino a qualche giorno fa mi era sembrato che finalmente affrontavo l'ultima curva e poi mi si parava davanti il mare, più blu dei zaffiri. Poi una serie di buche, e quella strada è diventata accidentata, scomoda, e tenta ancora di buttarmi fuori.
Ma se il mio mondo vacilla, significherà solo che impiegherò un po' più tempo a percorrere questo benedetto ultimo miglio, però la destinazione ce l'ho ben impressa e non perderò la direzione.
Spero solo di non arrivarci troppo sconvolta, affaticata e triste.
E poi certi sogni notturni non aiutano.
Non è solo un modo di dire, è uno stato mentale, rafforzato dalle circostanze del caso.
Fino a qualche giorno fa mi era sembrato che finalmente affrontavo l'ultima curva e poi mi si parava davanti il mare, più blu dei zaffiri. Poi una serie di buche, e quella strada è diventata accidentata, scomoda, e tenta ancora di buttarmi fuori.
Ma se il mio mondo vacilla, significherà solo che impiegherò un po' più tempo a percorrere questo benedetto ultimo miglio, però la destinazione ce l'ho ben impressa e non perderò la direzione.
Spero solo di non arrivarci troppo sconvolta, affaticata e triste.
E poi certi sogni notturni non aiutano.
Autoritratti
Di un Gatto
mi piacerebbe l'istinto indipendente,
del Mare
l'instancabile costanza.
della Pioggia
l'autunnale sussurro,
della Luna
l'algido distacco.
di una Madre
il perdono rassicurante,
del Padre
l'inflessibile durezza.
Con tratti decisi
e toni acquerellati mi disegnerei.
Mare a Settembre
Attimi passati con il mare settembrino
e mi sento come il tempo dopo l'amore.
Trame scompigliate di capelli,
pelle accaldata.
mi riporto addosso, appiccicati,
gli stessi umori, lo stesso umore.
Uccello migratore
Impressioni di Settembre
Una distesa d'acqua salata è il mio giaciglio,
mi godo gli ultimi baci dorati di sole settembrino.
Un suono ipnotico mi accompagna lungo la via dell'Oblio:
sono le Onde di un benevolo Mare,
che con il suo sinuoso movimento mi svuota di ogni Pensiero.
Seppur libera da ogni fardello, in questo Mare di Quiete che mi inonda,
Qualcosa rimane.
Un Pensiero, che è come un Sogno che fugge all'affacciarsi dell'Aurora.
Una Sensazione che mi aleggia intorno, ma non ha corpo,
che fa parte del mio Essere, ma in Niente lo rassomiglia.
Un piccolo Veliero che si allontana in groppa alla corrente marina
e va perdendosi al largo, sempre più distante da Me.
Ma le Onde ammalianti come Sirene mi tengono prigioniera
e io non ho la forza di divincolarmi dal loro Incantesimo,
di nuotare lontano per raggiungere quel piccolo Bastimento.
Attendo a riva questa volta,
pregando che il Mare me lo restituisca.
mi godo gli ultimi baci dorati di sole settembrino.
Un suono ipnotico mi accompagna lungo la via dell'Oblio:
sono le Onde di un benevolo Mare,
che con il suo sinuoso movimento mi svuota di ogni Pensiero.
Seppur libera da ogni fardello, in questo Mare di Quiete che mi inonda,
Qualcosa rimane.
Un Pensiero, che è come un Sogno che fugge all'affacciarsi dell'Aurora.
Una Sensazione che mi aleggia intorno, ma non ha corpo,
che fa parte del mio Essere, ma in Niente lo rassomiglia.
Un piccolo Veliero che si allontana in groppa alla corrente marina
e va perdendosi al largo, sempre più distante da Me.
Ma le Onde ammalianti come Sirene mi tengono prigioniera
e io non ho la forza di divincolarmi dal loro Incantesimo,
di nuotare lontano per raggiungere quel piccolo Bastimento.
Attendo a riva questa volta,
pregando che il Mare me lo restituisca.
Nato all'ombra - 25.07.08
Immersi nell'acqua salata e in un mulinello di pensieri e parole, mi hai colpito con un petalo giallo e sono affondata nel pozzo dell'anima....
Semplicemente un seme gettato un poco più in là
e la vita che aspetti, che forse ti spetta, diventa in salita.
Eppure, non sembra che tu sia diverso o lontanto dal resto del campo!
Ma un girasole nato all'ombra ha tutto un altro destino.
Non la testa altezzosa e fiera baciata dai raggi,
ma sciarpe di vento buio lo avvolgono.
E la testa, seppure esso ricerchi disperatamente la luce,
a volte si abbassa dalla fatica del suo vivere.
Sempre in affanno, asincronico dal mondo,
quello facile degli altri.
E nonostante questa vitale mancanza,
tu sei uno di loro, sei bello al pari di loro.
E' questa la tua ulteriore grandezza:
Vivere, solo per i tuoi meriti
e non di luce assorbita.
E semmai un giorno sarai troppo stanco per riuscire
non ti preoccupare,
Ci sarà solo da spostare il sole e
modificare le zone d'ombra.
Vedrai che lo saprò fare.
Semplicemente un seme gettato un poco più in là
e la vita che aspetti, che forse ti spetta, diventa in salita.
Eppure, non sembra che tu sia diverso o lontanto dal resto del campo!
Ma un girasole nato all'ombra ha tutto un altro destino.
Non la testa altezzosa e fiera baciata dai raggi,
ma sciarpe di vento buio lo avvolgono.
E la testa, seppure esso ricerchi disperatamente la luce,
a volte si abbassa dalla fatica del suo vivere.
Sempre in affanno, asincronico dal mondo,
quello facile degli altri.
E nonostante questa vitale mancanza,
tu sei uno di loro, sei bello al pari di loro.
E' questa la tua ulteriore grandezza:
Vivere, solo per i tuoi meriti
e non di luce assorbita.
E semmai un giorno sarai troppo stanco per riuscire
non ti preoccupare,
Ci sarà solo da spostare il sole e
modificare le zone d'ombra.
Vedrai che lo saprò fare.
Luglio 2008
Seabreeze
Chiudo gli occhi e sono seduta in riva al mare più meraviglioso.
Emozioni contrarie mi catapultano avanti e indietro nei decenni.
Questo mare è una tavola, l'immagine più pacifica che si possa volere.
Io dentro di me sono una tempesta...
E' così strano: ti manca così terribilmente il mare, quando ti imbatti casualmente nel suo odore,
e poi quando ce l'hai di fronte rischi solo di annegare!
Intanto la mia mente continua l'altalena fra i ricordi.
Ora è quando tutto era mistero, una ricerca continua di emozioni,
quando non averti significava volerti, cercarti...cercarmi.
Ora è quando l'incertezza mi teneva viva, furente, combattente.
Ti prego, onda, schiaffeggiami!
Ti prego acqua salata, bruciami!
Ti prego mare...riempimi!
Ho paura di galleggiare nel vuoto, e dell'assenza di aria, che spegne ogni fuoco.
...Il mare, quando è una tavola sembra così bello!
Ma io sono nata tra i cavalloni.
Emozioni contrarie mi catapultano avanti e indietro nei decenni.
Questo mare è una tavola, l'immagine più pacifica che si possa volere.
Io dentro di me sono una tempesta...
E' così strano: ti manca così terribilmente il mare, quando ti imbatti casualmente nel suo odore,
e poi quando ce l'hai di fronte rischi solo di annegare!
Intanto la mia mente continua l'altalena fra i ricordi.
Ora è quando tutto era mistero, una ricerca continua di emozioni,
quando non averti significava volerti, cercarti...cercarmi.
Ora è quando l'incertezza mi teneva viva, furente, combattente.
Ti prego, onda, schiaffeggiami!
Ti prego acqua salata, bruciami!
Ti prego mare...riempimi!
Ho paura di galleggiare nel vuoto, e dell'assenza di aria, che spegne ogni fuoco.
...Il mare, quando è una tavola sembra così bello!
Ma io sono nata tra i cavalloni.
Cicli
Un nuovo sole riemergeva dal mare rischiarando il rosa del mattino.
il mio cuore era pieno di domande, e tra queste nessun dubbio,
la mia testa traboccante di Perchè da sfamare.
Io fremevo, anelavo, immaginavo.
Calore ed energia di quel sole così caldo hanno nutrito i miei sensi,
la spuma del mare ha riempito le mie narici,
Nei fiori più brillanti sono annegati i miei occhi.
Ho amato, gioito, contemplato.
Ma ecco che le nubi si sono alzate d'improvviso all'orizzonte.
Il vento tagliente ha sferzato il mio volto,
e brividi implacabili mi hanno attraversato fino nel profondo.
Ho imprecato, temuto, pianto.
E' arrivata la notte che mi ha colto di sorpresa.
Non grilli, ma ululati,
non brezza estiva, ma gelo.
Ho pianto, pregato, sperato...
Ora il vento è calmo, e il mondo intorno a me sembra fatato:
un manto color Indaco l'avvolge,
e da lontano arriva un debole raggio che prelude al sole.
Presto arriverà il rosa del mattino e un nuovo giorno.
Mi alzerò, combattero, rinascerò.
il mio cuore era pieno di domande, e tra queste nessun dubbio,
la mia testa traboccante di Perchè da sfamare.
Io fremevo, anelavo, immaginavo.
Calore ed energia di quel sole così caldo hanno nutrito i miei sensi,
la spuma del mare ha riempito le mie narici,
Nei fiori più brillanti sono annegati i miei occhi.
Ho amato, gioito, contemplato.
Ma ecco che le nubi si sono alzate d'improvviso all'orizzonte.
Il vento tagliente ha sferzato il mio volto,
e brividi implacabili mi hanno attraversato fino nel profondo.
Ho imprecato, temuto, pianto.
E' arrivata la notte che mi ha colto di sorpresa.
Non grilli, ma ululati,
non brezza estiva, ma gelo.
Ho pianto, pregato, sperato...
Ora il vento è calmo, e il mondo intorno a me sembra fatato:
un manto color Indaco l'avvolge,
e da lontano arriva un debole raggio che prelude al sole.
Presto arriverà il rosa del mattino e un nuovo giorno.
Mi alzerò, combattero, rinascerò.
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Gennaio-26
Ho rinchiuso tutte le belve. Non ricordavo ne fossero così tante, alcune le credevo defunte, e invece stavano ancora là. Comunque le ho cat...
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È la capacità. Non c'entra il materiale di cui è fatto un recipiente, né la fattura, o la pregevolezza, lo stile, il valore. Né se int...
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Non sapremo dare il significato reale alla condizione di solitudine fino a quando non ci ritroveremo sulla sua sommità, lungo una strada a s...


