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Solitudo vera beatitudo

Non sapremo dare il significato reale alla condizione di solitudine fino a quando non ci ritroveremo sulla sua sommità, lungo una strada a senso unico.
Essa è una condizione di beatitudine quando siamo nel pieno delle nostre facoltà, possibilità, capacità. Così vien facile scegliere di stare soli, di non essere il fardello di qualcuno né tanto meno di accollarsene. Sembra sacrosanto essere liberi da legacci e addirittura giusto e altruistico non condizionare il prossimo con le nostre necessità.
Ma che succede quando l'unica compagnia che ci rimane è poco più - o poco meno - della metà di noi stessi? Quando le circostanze avverse, le mancanze e le paure peseranno più del nostro essere? Allora sarà ancora una scelta o un'imposizione dall'alto di non si sa cosa?
Sarà stato giusto, alla resa dei conti, aver sofferto un poco per fuggire dai segni che i legami necessariamente lasciano per soffrire indicibilmente alla fine, al picco della solitudine, fino a perdere se stessi, irreversibilmente?

SuperHero

Un superpotere non è nulla di trascendentale.
Voglio dire: non ha origini divine o aliene, niente di magico o miracoloso.
Credo che avere un superpotere, essere un supereroe, sia semplicemente avere la capacità di spostare energia buona da un punto all'altro, da una persona ad un'altra.
Praticamente un supereroe è una specie di fattorino.
Anche perché i supereroi fanno una vita piuttosto di merda.
Mi spiego meglio: Infanzie traumatiche, problemi di socializzazione e socialità, rapporti interpersonali quasi assenti o comunque marchiati dalla menzogna. Pensate a Batman o Superman, o l'incredibile Hulk.
Cioè, se un superpotere fosse qualcosa di magico, vuoi che non lo proverebbero prima e anche sulle loro vite?
E invece no, anzi. Solitamente più sistemano le vite altrui, più la loro si incasina.
Se portano gioia in un posto, probabilmente altrove 'sta gioia è venuta a mancare, e nelle situazioni di emergenza, evento tipico delle vite da supereroe, dove attingere se non alla sua stessa vita? E' come un foglio di bilancio, dove niente si crea e niente si distrugge, ma tutto deve andare a zero.

Insomma quel che voglio dire è: non invidiateli i supereroi, ché tutto vorrebbero essere, tranne tali.
E non vi focalizzate troppo sulle vostre pene né sulla durata delle gioie, che un giorno, sempre per quella legge di bilancio, potreste girarvi e non trovarle più.
















Nuda e cruda

Non dire degli uomini che essi non sono empatici con i desideri e le necessità femminili. Li ascoltano invece, e finiscono pure per assecondarli.
Il punto è che possono far finta che una donna non ne abbia qualora essa non li espliciti, per puro orgoglio, o per senso di libertà, di autonomia, o rispetto dell'intelligenza altrui. 
Ma... Ignorare solleva da ogni responsabilità, anche sentimentale. 
Quindi donna, ti conviene chiedere, essere pretenziosa sempre, come se da questo dipendesse tutta la tua esistenza.
Non importa ciò che dicono riguardo la pedanteria e l'indipendenza: una donna emotivamente dipendente nutre il loro infantile orgoglio, è qualcosa che finiranno per ricercare sempre, pur di sentirsi un po' più uomini.

Presbiopia

Devo aver un difetto, 
un vizio. Di forma o di sostanza, o di entrambe,
con un comportamento del tutto particolare:
E' un po' presbite, nel senso che si vede solo standomi un po' a distanza.
Chi mi si mette vicino, vicino davvero,
non percepisce niente, non si accorge che qualcosa va per storto. Anzi, mi trova così precisa e quasi perfetta...
Chi si tiene a distanza sì. Lo vede e per questa prospettiva rafforza la sua decisione di rimanere lontano.
Forse se ne compiace pure di essere rimasto lì, sulle sue.
Chissà com'è vederlo, quel vizio. chissà com'è.
Magari
Dovrei rimanermi lontana io pure.

Un fulmine (a ciel sereno manco per niente)

Sono così i temporali.
Prima c'è il vento, che ammucchia le nuvole e le attorciglia come foglie,
come i pensieri, che perdono la loro forma originaria e s'ingarbugliano peggio di un tornado.
Poi c'è la prima goccia, e nel frattempo che si è sfaldata a terra ci sono lo scroscio e il rombo crescente.
E' il momento in cui quel grosso grumo di pensiero trova una via e si scatena all'esterno in modo imprevedibile e ingestibile.
E poi quel fulmine. Ti trova sempre troppo impreparata.
Sobbalzi che è già finito, e te lo porterai dentro le orecchie per molto, molto tempo.
Infine nel momento in cui il rovescio sembra far più paura si spegne, le nuvole si allentano,
i pensieri disintrecciano le loro mani e ognuno torna singolo, chiaro, limitato, finito.
Come il temporale.

Flipper emozionale

Parole e cose, e persone ti  colpiscono solo se e quando sei ricettivo: ma non è un processo di adattamento e di conquista, piuttosto una sferzata improvvisa, uno schiaffo in pieno viso.
Capita a tutti di prendere porte in faccia, a te cominciano a dolere quando ormai la botta e il livido dovrebbero essere solo un ricordo.
Di cogliere parole che riecheggiano come echi infiniti, che però odi distintamente solo ai titoli di coda.
I tuoi sensi perennemente in ritardo.
...Devono renderti davvero strana o ingenua agli occhi degli altri.
Stupida e ridicola due volte, ai tuoi stessi.

La stazione (26/04/2007)

Quando ero un’allegra e spensierata studentessa universitaria al terzo anno ho avuto la fortuna (o la sfiga, boh?) di condividere l’appartamento con l’amiga Ange, una persona che negli anni è diventata una delle mie più amiche amighissime, nonché la mia preferita compagna di figure!!!
Era un lunedì, uno dei soliti in cui s’era ripreso il trenino (o “lettorina”, che dir si voglia)  e si tornava al paesello adottivo per iniziare una nuova ed "entusiasmante" settimana universitaria 
Fatto sta che all'arrivo alla stazione ci prepariamo a scendere (questa della preparazione ve la devo dire: persone che si preparavano a scendere già dalla penultima stazione; prima una manica del cappotto, poi l’altra, dopo qualche secondo la valigia, e poi altri 10 minuti in piedi ammassati sulla porta!!! Il tutto, perché poi arrivati alla stazione si doveva scattare verso il bar per acquistare i biglietti del bus, per poi correre fino alla fermata…insomma era una vera gara).
Comunque arriviamo e iniziamo a scendere, io mi infilo nella coda e sono giù dal treno. Aspetto Ange lì sul binario ma di lei neanche l’ombra… Nel  frattempo la gente è quasi tutta scesa, e io inizio a dare segni di nervosismo, “ma che cacchio starà facendo ancora su??”
Dopo un bel pezzo la vedo affacciarsi sulla scaletta ridendo come una pazza. “Che figura…” Va blaterando.  “Ma che c’hai???” io, sempre più nervosa.
“Aspetta…” – ancora ride – “mo’ te lo dico” (ridarella)… scende, mi si affianca e inizia a raccontarmi che mentre stava cercando di uscire dai posti a salottino si è sentita come tirare indietro, ma era strano dato che non c’era nessuno seduto… allora aveva cominciato a tirare, ma era rimasta bloccata ancora, allora  aveva strattonato…. E in quel momento si era resa conto che lo spallaccio dello zaino si era impigliato nel bracciolo del sedile, e nello stesso identico istante aveva visto che un ragazzo aveva assistito a tutta quella scena e stava cercando (poverino!) di trattenere le risate! E quindi tutta rossa e imbarazzata era scesa di corsa dal vagone.
Non ridete! Non è mica finita qui….
Mentre mi racconta la figura che lei pensava essere quella del giorno, ci avviciniamo al bar della stazione per prendere i biglietti e io esclamo: “Oh! Che carino!! Hanno rimodernato il bar, guarda!” “E’ vero!!” Mi fa eco lei. E tutte e due a guardare con gli occhi per aria quella bella porta tutta a vetri, e poi dentro il bar con gli arredi in legno e la gente, tanta gente dentro…. Camminiamo e con gli occhi fissi all'interno guardiamo, camminiamo e guardiamo, guardiamo e fissiamo…occhi troppo fissi…fino a quando….SBAAM!!!!!!
A quel punto sposto il mio sguardo altrove, ma non di molto, giusto per vedere Ange incollata con la faccia al vetro della porta nuova di zecca (il mio cervello non smette di pensare:  “l’ha sfondata”). In quel momento l’aria si copre di un silenzio artefatto, come quello che trovi in certi film western prima dei duelli. Dentro il bar, tutti con gli occhi incollati alla porta, le tazzine in mano ad un palmo dalle labbra, immobili, fissi,  mummificati. Fuori dal bar: mi volto e trovo una colonna di pendolari che, sorpresa dal fragoroso botto, si era fermata all'unisono e sembrava non respirasse più.  Mi è sembrato come se anche il traffico, i rumori si fossero fermati come preda di un incantesimo.

E poi io, ancora fissa su Ange, col respiro mozzato. Solo quando ho percepito in lei qualche movimento atto a spiccicarsi dal vetro e ho capito che era ancora viva e stava bene, come per comunicare al mondo la buona novella, ho fatto una cosa che lei credo non mi perdonerà mai. Dopo essermi girata e aver visto quella fiumana di gente dietro di noi, mi sono sentita un po’ il crocevia, come investita del potere di spezzare quell'incantesimo. Quindi rivolgendomi a lei, con un tono di rimprovero, come a dire, “sei sempre tu la pietra dello scandalo, ho intonato un”: “ANGELI’!!!!!”
 Lei, mezzo ridendo e mezzo scappando e trascinandomisi dietro: “Zitta stronza che poi mi riconoscono tutti!!”

Cena Cinese (from: "Briciole di Vita, 2007)

Eccoci tornati al consueto appuntamento settimanale con le mie disavventure semi serie!
Oggi vi racconterò di quella volta che si era a cena al ristornate cinese. Ci ho ripensato perché proprio ieri se ne parlava.
Non ricordo quale ricorrenza c’era in ballo, ma ricordo che eravamo tutte donne (per cui azzardo…festa della donna?). Eravamo lì al tavolo rotondo che si chiacchierava, si mangiava e si beveva…acqua però!
Il fatto è che dopo un po’ ho sentito lo stimolo - non ancora troppo impellente in verità -  di andare a far pipì. Entrata in bagno però, mi sono accorta che la chiusura della porta era difettosa, e siccome  ho un brutto ricordo di porte bloccate (ih! Ih!...vi devo dire pure questa!) ho preferito uscire senza compiere ciò per cui ero entrata.
Sono tornata  al tavolo e ancora: chiacchiera e mangia e bevi… alla fine lo stimolo era diventato molto più urgente!
Fortuna ha voluto che la mia “amiga” Ange (che come avrete capito è mia compagna di merende nelle figure più barbine) mi dice: “vieni con me al bagno?” (e qui ne approfitto per spiegare agli ometti il motivo per cui due donne vanno al bagno in coppia – anzi dirò di più: è preferibile che vadano in coppia -  come i carabinieri: la posizione che si assume in quel momento ci espone a vari pericoli “esterni” da cui è impossibile difendersi con prontezza, per cui è meglio avere una guardia del corpo! Più sotto capirete meglio…)
Comunque  andiamo al bagno, composto di un’anticamera comune e poi 2 porte, una per maschietti, l’altra per femminucce, e nel frattempo non ricordo di che ci raccontavamo animatamente. Lei avanti, girata con la testa verso di me per parlarmi, io che la seguivo subito dietro.
Ancora parlando e guardandomi in faccia, lei spinge la porta delle femminucce e…. in un attimo la tragedia: la mia faccia che si trasforma parlando da sola di terrore e confusione, lei che si specchia nei miei occhi, si gira di scatto, richiude la porta….e con un balzo felino riusciamo in sala soffocando le risate  e morendone nascoste sotto il tavolo.
…Cosa avevamo visto? Beh, aprendo la porta mi ero trovata davanti una ragazza mulatta - una bella ragazzona in carne - che presa dal panico per essere stata colta…”in flagrante” si stava tirando su le calze in tutta fretta e alla meno peggio…. Tra l’altro la poverina aveva pure poca dimestichezza con l’italiano, e non è riuscita se non a mugugnare il suo terrore e il suo imbarazzo con suoni incomprensibili… noi due ancora più imbarazzate abbiamo dapprima “urlettato” e richiuso la porta come se chissà quale mostro del gabinetto ci fosse stato….

Al tavolo, ripreseci finalmente dalle risate convulse e in preda al duplice imbarazzo e sensi di colpa ci siamo ricomposte e siamo rientrate in bagno, dove finalmente la ragazza era uscita, ancora visibilmente spaurita, e le  abbiamo chiesto scusa per la bifolca figura. Anche lei da parte sua, e con molta fatica ha cercato di farci capire la sua mortificazione per aver lasciato aperto, ma solo perché la chiusura era rotta. Povera! Lei mortificata….! (lì mi sono sentita doppiamente bifolca e scostumata, non so!) Comunque… anche per questo è meglio andare in bagno in compagnia, almeno per avere un testimone nelle peggiori figure!  

Dear Santa...

Dear Santa Claus,
Sono in dubbio se scriverti nella mia o in altre lingue; potevo fare un minestrone linguistico tipo quello che scrissero tempo fa a Johhny Depp, che fece tanto successo, così tra un like e uno share magari questa mia ti arrivava in velocità, ma alla fine ho pensato che ormai è roba vecchia pure quella.
Il fatto è che non so se tu le sai tutte le lingue: teoricamente sì, ma visti gli esiti negli anni, qualche dubbio mi è rimasto.
Alla fine scrivo come viene, sperando che qualche elfo che viene in vacanza in Italia ti traduca in caso di difficoltà.
Innanzitutto ti volevo dire grazie per quel Natale, '88 o giù di lì, quell'anno che riuscii a ricevere esattamente quello che avevo chiesto: la casa di Barbie e la coppia di Barbie Tropical, coi capelli fino al culo e l'abbronzatura da urlo, due, una per me e una per mia sorella.
Certo... il fatto che la consegnasti in custodia ai miei qualche settimana prima, e che mia madre decise di farmela persino vedere in anticipo - per strapparmi la promessa di comportarmi bene almeno fino a Natale - fu dura da digerire per una novenne, ma col senno di poi capisco che è piuttosto impossibile pure per te consegnare miliardi di regali in una sola notte.
Ricordo che non fu nemmeno così divertente il nonno travestito da pagliaccio-bandito che consegnava pacchi dalla finestra: cioè, più che altro pensavo a te e un po' mi vergognavo per quella farsa.... per esempio mio fratello ne rimase piuttosto traumatizzato (e i segni ancora si vedono), e credo che neanche tu l'hai presa tanto bene perché da allora in poi delle letterine te ne sei un po' fregato e hai fatto "a gusto tuo".
...Solo adesso mi chiedo se fu un caso che rispettasti diligentemente quella letterina dell' 88 o se l'incomprensione delle successive fu piuttosto una conseguenza di quel Natale... Però, sempre col senno di poi, penso che aver ricevuto regali a sorpresa negli anni mi abbia allenato al caso e alle sue stramberie.
Ma vabbè, veniamo a noi e a questo Natale.
A proposito Babbo Nata', ma ti sei reso conto di quanto stiamo inguaiati? Mo' io non lo so che genere di letterine ti arrivino oggi, ma dove ti giri e dove ti volti vedi solo gente che sopravvive: corriamo come lucertole fuori controllo, con l'acqua alla gola, sia in termini di tempo che di circostanze. Per non parlare poi di quelli che sopravvivono davvero: al destino, alle perdite, alle malattie,  alla classe politica (che ci meritiamo) e a ogni altra bruttura di cui la vita è capace. Già, sopravviviamo, quindi figurati se possiamo desiderare!!!
Vabbè - penserai a questo punto - Ma allora da me che cazzo vuoi, che mi scrivi a fare che c'ho tante di quelle cose da fare prima di mezzanotte: prepara la slitta-caricala di doni-imbriglia le renne...
Babbonatà, quando ho cominciato a scrivere ce l'avevo un desiderio, e se sei un poco magico come dici lo sai pure qual è, però mano a mano che scrivevo mi sono resa conto che tutto sommato è qualcosa che non è così urgente... oh certo, poi se ti avanzasse del tempo...

Però a sto punto neanche avrebbe senso una letterina a Babbo Natale senza richiesta....
E vabbè allora facciamo così. Io ci metto una richiesta generica, come i medicinali, qualcosa che valga un po' sempre dovunque e comunque:
- Ti chiedo soluzioni. Qualcosa che serva a barcamenarsi nel fantasioso sadismo di signor Destino, che tanto ho capito che ne sa sempre una più di me.
- Laddove di soluzioni non se ne vedono, almeno al colpo d'occhio, ti chiedo volontà per la loro ricerca. Secondo me una soluzione ogni tanto rinfocola la Speranza, che giusto quella ci fa andare avanti.
- E se proprio co' sta crisi, di soluzioni sei a corto anche tu, ti chiedo un sorriso. Almeno, pure di fronte ai cubi di Rubik che ci scaglia addosso la vita uno si fa una bella risata e magari la disperazione comunque si tramuta in Speranza.

Grazie dell'attenzione Babbonatà, e scusa se ho scritto così tardi.
E un'ultima cosa: Buon Natale anche a te Babbonatà, che chissà se in tutto sto marasma di letterine e incombenze qualche augurio lo ricevi anche tu.

analisi illogica

"E poi comunque, non ho mai detto che le cose tra noi siano finite per sempre..."
Non l'avrai detto, ma mi hai lasciato addossandoti tutte le colpe, per prima quella di non saperti comodo dentro una relazione.

"...né ti posso chiedere di aspettare che io sia pronto a mettermi in gioco, tanto meno lo posso pretendere..."
Forse non me lo stai chiedendo direttamente, ma hai cercato di saggiare la mia resistenza, e la mia disposizione. Si chiamano domande indirette e sono pur sempre richieste.

"...va a finire che quando sarò pronto io tu non ci sarai più"
Anche qui, non stai predicendo il futuro, mi stai promettendo un'illusione - che ci sarai prima o poi - per tenermi lì ferma, in un cantuccio. Perché è confortante sapere che esiste davvero qualcuno, in un angolo del mondo, pronto per te.

"ma per me essere amici è anche sperare che l'altro sia felice anche a scapito mio"
Nobile. Solo che questo tu vorresti che succedesse a me. Che mio sia il discapito.

Questo avrebbe dovuto rispondergli una persona con un po' più di sale in zucca.
Non continuare a voler leggere tra le righe.
Ti è già successo una volta di farti fregare dalle buone intenzioni. Sono pochissime le persone che le praticano. Ti è già successo ma pare che non sia successo a te, pare che i denti che hai sputato non siano i tuoi.
Come si chiama? Stupidità? Eccesso di speranza? o Insensibilità al dolore?

Io e il contrario di me (e tu sei la mia contraddizione)

Parlo Di te, ancora,
Scrivo Di te, continuamente.
Scrivo Per me. Da sempre.
Ma scrivo anche A te, non posso farne a meno.
Parlo Con te. Per quanto ancora?
Dicono di me. Certo.
Dicono Di te, A me. E ti giuro vorrei che smettessero.
Dici tu a me. A me non basta, ma mi basteresti Tu.
E io mi sento come le onde del mare, che vanno e vengono:
vorrei andare lontano, così, per vedere se mi vieni a cercare;
ma sono costretta a tornare, che ogni volta che mi allontano il tuo eco è più forte,
dubito che il mio lo sia altrettanto.
E io mi sento come le onde del mare, e temo di infrangermi su uno scoglio senza cuore.

All'ora dei Sogni

Scrivo di notte perché è l'ora dei Sogni.
E i Sogni arrivano e te li devi prendere così come sono,
non puoi controbattere né reagire.
e nei sogni accade tutto e il contrario di tutto.
E' per questo che scrivo all'ora dei Sogni, perchè se lo facessi quando c'è luce
ci si metterebbero di mezzo tutte quelle valide ragioni -  reali o presunte -
per cui so che le cose non possono andare diversamente,
ragioni che dovrebbero farmi stare muta e al mio posto.
Nei sogni però puoi dire  e non sentirti responsabile  di quello che succede,
e sperare che chi è dall'altra parte  non si senta colpevole.
In questa dimensione che forse non è reale, 
posso dirti chiaro e tondo che MI MANCHI.
Tanto e di continuo.
Che spero che ogni giorno mi mancherai un po' meno,
ma comunque so che mi mancherai un po' per sempre.
E che all'ora dei sogni, almeno allora, sarai sempre con me,
Lì, almeno lì, non ti lascerò andare.

Sensazioni

E se quella paura che ti sparisca il suolo da sotto i piedi
non se ne va,
se continua, impercettibile come il rumore che fa un tarlo
a rodere dentro...
...Che cosa significa?
A volte odio le mie sensazioni,
perché se cedo anche per un attimo alla tentazione di credervi
poi per il resto del tempo ho paura che questo cedimento
faccia sì che diventino reali.

Il grande Bluff

Quando un colpo di vento ti toglie le carte dalle mani
e devi arrenderti, non a perdere, ma
a non giocare neanche la partita col destino.
Quando ti tolgono il controllo e la dignità.
Quando tutto crolla irreparabilmente...
Allora sì,
l'incoscienza sembra un'ottima conquista.

Sono basita e arrabbiata.

l'Autoironia..... tutte le seghe (mentali) si porta via

"Si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita considerevole"
diceva la Consoli.
"What goes around comes around".
Aggiungeva Bob Marley.
"Tutto ciò che fai indietro ti torna"
Concludeva Mia Nonna.
Se poi ci metti i quotidiani attestati di stima, e le benedizioni che ricevo da ogni parte, direi che il mio premio rivalutato sarà enorme.
Però mi vien da dire:
"Io non godrò nulla del buono che mi è stato riservato".
E non perchè non ci creda....
e non perchè sia pessimista...
ma perchè quella mole di benedizioni, e di azioni donate, si saranno talmente accumulate che mi si riverseranno addosso d'un unico botto, a valanga.
E io vi rimarrò sotto. Schiacciata. Soffocata. Stecchita.

Considerazioni finali

Preferirei soltanto leggere dell'Amore, piuttosto che incrociarlo di nuovo sulla mia strada.
E' perchè l'Amore che gira nel Mondo è soggetto alle regole di quest'ultimo. E quindi di regole non ne ha.
ma soprattutto come il Mondo è irrazionale, dissennato, privo di una minima traccia di sensibilità.
Un Mondo senza sentimenti, che vive in balìa del caso e senza nessuno scopo da perseguire.
E' per questo che l'Amore non ha senso e sa essere crudele.
L'Amore che scorre tra le pagine di un libro no.
Esso viene dal cuore degli uomini, che per quanto cattivi, hanno una coscienza. In un Libro l'Amore è provvido, leale, e determinato nel suo obiettivo: l'amore.
Un Amore romanzescamente coscienzioso non è pericoloso come un Amore dissolutamente reale...

(Io, dopo aver chiuso 1Q84)

Inventario (post in divenire)

Una strada disseminata di mail - migliaia di minuti wind - memorie numeriche - due tazze che vorrei rompere - tavolini nel mezzo e ginocchia che si toccano - mani sotto il tavolo - attese deluse e ripagate - quattromila giorni, altro che Baglioni - gocce di condensa sui vetri di un'auto - un cane - foto rubate, foto regalate, foto strappate.... - rimorso....
Silenzi stretti nello spazio tra un viso ed un collo - lacrime asciugate da labbra - lacrime sprecate - lacrime ricacciate - lacrime lasciate cadere senza appello - lacrime di gioia piccola -risa soffocate - risate a testa rovesciata - risate che mancano da troppo - vocine da cartone animato - vite parallele segrete a tutti tranne che a me - Prime volte - Ultimo bacio - ultimo giorno - prima e ultima volta.
Attese ambulatoriali - vicinanza del cuore - certezza che ci sei e ci sarai comunque - una sola città, persone diverse - Rabbia - risentimenti soffocati ma latenti - Ripicca, e ancora rimorso - bugie a fin di bene, ma non so ancora per bene di chi - una spiaggia sotto gli occhi della Luna di luglio - lune nuove e spiagge conosciute - sogno di nuovi lidi... - Angoli di mare su cui surfa un pensiero - il primo pensiero la mattina e l'ultimo la sera - la felicità nello scoprire che lo condividevamo - la rabbia e la disperazione nello scoprire che qualcunaltro ce l'ha rubato.
Boschi fatati - serenate di grilli - Albe indaco del cielo e del cuore - Treni - Letti - Camere d'albergo - Segreti - Rispetto - Pazienza - biglietti scritti a penna - lettere lunghissime date al buio - dirsi Ti Amo - odori rubati e profumi regalati - scimmiette e paperotti.
Un braccio - una spalla di appoggio - labbra e ancora labbra... - braccia infinite - braccia intorpidite - trame fitte di dita - Un piccolo neo che nessuno vedrà - respiro che manca - respiro che si sincronizza - prove di asincronictà continuamente ignorate.
Una vecchia casa fredda - una nuova casa svuotata di fretta - una casa temporaneamente mia, e c'eri anche lì - poltrone di un cinema - un grosso divano policromo - sfighe e guai, e la voglia di esserci ancora di più per questo -sensazioni terrificanti -svelamenti insperati e indesiderati.
Canzoni... attraverso le barricate - dentro i paragoni nello steccato dietro casa - di città a fuoco - di cartoni animati - di scrivimi e pensami almeno un minuto ....
Ancora paure - ancora rassicurazioni non convincenti - altri rimpianti, o forse ora rimorsi - sorrisi bellissimi - sorrisi estremamente desiderati che potrebbero latitare ancora - un peso, un vincolo, un legame indissolubile nonostante gli eventi.
Torte a sorpresa - kebab fuori orario -cene a due - dormire, sapendoti vicino - ore di freddo penetrante dentro e a bordo campo - decisioni unilaterali da rispettare, da combattere...o da subire - perdite - lutti - furti - a cui avremmo voluto rimediare.
Viaggi chilometrici - un'altra bellissima città, anzi due - tramonti su colli vicini che si trasformano in eterni -un folle proposito fortunatamente mai attuato (avrebbe allungato la lista alla voce "rimorso") - un test di gravidanza - auto in panne - motorini a terra -Caldo infernale - neve angosciante -versi sanguinati dal cuore.
Medici provvidenziali e medici maledetti - cocci di anima e piezz ' e core - Occhi negli Occhi, un ritornello - tentativi a vuoto di inversione a U - lucida pazzia - sguardi glaciali e parole di fuoco - segreti mantenuti - bugie disperatamente perpetrate - dignità svenduta per rinnovare un'illusione - Ego che prepara la misera disfatta.
Pagine di carta - pagine elettroniche - pagine di libri che mai più mi presterai, o mai più riavrò - altre persone con visi familiari ma che non riconosciamo più - appartenenza -oppressione - voci registrate che non riesco ancora a cancellare - tende da campeggio - coincidenze - piani del Fato - Amici comuni e divisi - Errori su errori- vite volontariamente messe all'asta.
Ricordi da chiudere al più presto in uno scatolone - ricordi marchiati a fuoco che non so come mandare via. E chissà se tu hai trovato il modo.
Due strade parallele che a seconda del soggettivo punto di vista parevano la stessa, o a ragione rimanevano distinte. Fino all'inequivocabile bivio, ora hanno preso direzioni opposte.

Vigilia

Ferma sull'uscio del Domani
aspetto un Vento foriero di benedizioni,
mentre l'Estate chiude la valigia prima di scappar via.

Leggoescrivoscrivoeleggo

Leggo e scrivo, scrivo e leggo in questi giorni.
Accade sempre quando sensazioni ed emozioni sono fastidiosamente pungolate. Quando, insomma, ti buttano per terra e senti le gengive escoriate da pietre, e ingoi la polvere...quando per via del dolore ti rendi conto di essere viva.
Lo so, è la solita banalità. L'hanno scritto tutti una volta almeno. Ma proprio per questo tutto sommato è la verità, quindi prendetelo così com'è.
Quando sei felice è come se abitassi in un sogno perpetuo, e vaghi ovattato come se ti mancassero i riferimenti per dire "è vero". Quando stai male...beh, il dolore è reale e quindi sai di esistere in quel preciso istante.
Mentre scrivo in sottofondo rantola il condizionatore. Il fresco però non è piacevole, ho la nausea. Fuori è Settembre, ma lui non sa di esserlo: è caldo, una caldissima bottagna. Anch'essa, ovviamente, sgradevole. Ma penso che a giorni la rimpiangerò, e quindi mi lascio investire senza batter ciglio.
Da più o meno una settimana sono ferma sul bordo, su un ciglio, a cavallo di un uscio. Non ho ancora capito se sia un'entrata o un'uscita, so però che attraversandolo necessariamente cambierà lo scenario. E' già cambiato.
Ma la botta è stata così secca che ancora gli occhi non si sono abituati al lampo, e vedono ancora quello che era prima....o non è mai stato e solo immaginato. Comunque vedono solo ciò che vogliono vedere.
L'ho sempre saputo, non è una sorpresa. Però è come se io non avessi certi meccansimi di difesa rinforzati e raffinati, ma solo quelli più atavici: cioè...graffio e mordo, ma non so salvaguardarmi dalle situazioni in cui si è costretti a mordere e graffiare e dove una persona dotata si guarderebbe bene dall'infilarsi. Ci sono alcuni veramente bravi in questo, e io li ammiro. Sono quelli che vincono sempre tutto.
Ma forse non vincono un accidente manco loro.
Di uno così ho appena finito di leggere un libro. Lui, uno di quelli che dice: "ragioniamo". appunto. Un razionale. Però lui nel libro sembra biasimarli un po', i razionali. Si perdono cose, e vorrebbero recuperarle fuori tempo massimo. Lui saprà di cosa parla, perchè ci è sicuramente passato e forse, a tratti e solo un po', ma si odia. Io no. non mi odio ma a volte mi faccio pena, e non so cosa sia peggio.
E allora? Il punto qual'è?
Il punto è che vorrei prestarlo a qualcuno sto libro, e stavolta costringerlo io....a "ragionare". A svelargli come andranno le cose, a predirgli il futuro, per mostrargli il fallimento e per una volta far vincere anche Me.
Ma tanto già lo so. Anche se chiedessi conferma a quello scrittore. Lui mi direbbe che quelli come lui non puoi tentare neanche di farli ragionare, figurati costringere.

Un pensiero "Stitico"

Non riesce a partorire quel groviglio che le opprime la testa. Un po' come Giove con Minerva.
Lei, che aveva sempre agito di pancia, e le piaceva tanto dichiararlo al prossimo! Bloccata nei pensieri, coi piedi frenati, né avanti né indietro, ma sempre lì, a fare il calco in terra.
"Cos'altro mi tiene legata, così visceralmente attaccata"? Ormai vede cose che dovrebbero farla fuggire il più lontano possibile, a gambe levate e senza più voltarsi.
Ma ancora c'era qualcosa a tenerla in sospeso, a star lì come a vedere che altro deve succedere, qualcosa che ancora, e ancora, non riesce a definire del tutto, spesso per niente, una cosa che non ha mai potuto - a larghi tratti voluto - definire mai.
"Imbrigliare in una situazione standard" . Aveva sentito dire che le parole sono importanti. E' vero - pensava - il verbo "imbrigliare" taglia la testa ad ogni ragionamento. Diventa inutile discutere, impossibile trovare un punto di incontro. La sua testa preferiva "categorizzare", all'aristotelica maniera. O meglio: qui si era sempre trattato di non categorizzare. Nessuno protocollo di riferimento.
Ma forse Aristotele aveva ragione. Non si è - non ci si percepisce come parte del mondo - se non in funzione di un app'artenenza ad una categoria. E una cosa che non è categorizzabile.... non esiste! Solo questo ricordava delle ore di filosofia adesso.
"Non esiste e basta". Solo lei vedeva, nessun altro. E la sensazione era che piano piano quella negazione silenziosa la stava condizionando. Qualcosa stava cambiando, perchè qualcosa stava scomparendo dal suo sguardo interiore.
Le venne in mente anche altro, perfettamente abbinabile a tutto quel parto difficoltoso. una frase di un film leggero visto qualche giorno prima: "Forse l'importante non è dove vai, ma quello che provi mentre stai andando". E se lo ricordava perchè in quel frangente ne aveva sorriso. Un sorriso amaro, certo.... riassumeva precisamente gli ultimi dieci anni della sua vita.
"Ma se non conta dove stiamo andando.... io cosa è che sento?" mah.... Eco. Vuoto.
Ma ebbe un lampo, e decise che ancora una volta stava sbagliando la collocazione in qualche categoria... è che in realtà non era mai stata un'aristotelica estimatrice, solo il sillogismo le veniva facile: "Le donne hanno le tette, Platinette ha indubbiamente le tette, Platinette è una donna", per capirci....
A pensiero compiuto il suo sguardo si fece indescrivibilmente interrogativo, e concluse che forse nell'ora di filosofia doveva stare più attenta e flirtare di meno col ragazzo dietro di lei.
Scansò via i ricordi e si rituffò nel groviglio che non voleva venir fuori. Provò a ripartire con un " i sentimenti muovono emozioni". Anche allora...tutto taceva, fermo immobile "dato il mortal sospiro". Ancora il nulla. Ma era possibile categorizzare il nulla tra i sentimenti? che ne avrebbe detto Aristotele?
C'era qualcosa che non andava.
Era molto arrabbiata per quel vuoto, perchè nel tempo aveva accumulato molte cose , e adesso non le trovava più.
Macchè, aveva sbagliato ancora categoria. Quel groviglio pesante non era nulla, altrochè, e il vuoto che sentiva non era altri che la rabbia stessa.
Era piena , e non riusciva a sgravarsene.

Gennaio-26

 Ho rinchiuso tutte le belve. Non ricordavo ne fossero così tante, alcune le credevo defunte, e invece stavano ancora là. Comunque le ho cat...