Maggio

Mese di nuove luci e rinnovati colori, di affascinanti profumi che riempiono i corpi di voglia di vita.
Un mese Intenso,
Intenso come l'Amore, Quell'amore che riecheggia nei ricordi, che nostalgicamente aneli, e che sistematicamente perdi. E' l'Amore che non può essere proprio quello scritto sui libri: sebbene sia una forza universale, diverse e innumerevoli sono le sue forme, e mai potrebbe imitare se stesso.
Intenso come il Dolore.
Quel dolore che ti spacca e ti apre il cuore, come i fiori che lacerano il proprio bocciolo per mostrarsi in tutta la loro beltà ed offrire al mondo il loro profumo.
Un dolore buono, dal gusto quasi mellifluo, che consola e vivifica e scopre in quelle ferite i semi della speranza.
Intenso come la Morte.
quella morte che sfiori, che avverti aleggiare, quella che preghi e quella per cui ti disperi, la morte che presagisci...
Intenso come la Vita.
Quella Vita che disperdi e rinnovi, che progetti e che lasci al caso, la vita che molli e che riprendi per un ciuffo, la vita che hai e quella che vorresti, quella che ti guadagni e quella che svendi al peggior offerente.
La vita, che dopotutto è racchiusa in un soffio d'aria, un respiro profondo che spolvera il baricentro del tuo equilibrio.
Quel respiro, che ci tiene attaccati alla vita, che nella frenesia che ci passa intorno e attraverso, ci mantiene saldi come un faro nella tempesta.
Respira più che puoi l'aria di Maggio....
Essa è carica di germogli, e di promesse che rinnoveremo a noi stessi.

Un pensiero "Stitico"

Non riesce a partorire quel groviglio che le opprime la testa. Un po' come Giove con Minerva.
Lei, che aveva sempre agito di pancia, e le piaceva tanto dichiararlo al prossimo! Bloccata nei pensieri, coi piedi frenati, né avanti né indietro, ma sempre lì, a fare il calco in terra.
"Cos'altro mi tiene legata, così visceralmente attaccata"? Ormai vede cose che dovrebbero farla fuggire il più lontano possibile, a gambe levate e senza più voltarsi.
Ma ancora c'era qualcosa a tenerla in sospeso, a star lì come a vedere che altro deve succedere, qualcosa che ancora, e ancora, non riesce a definire del tutto, spesso per niente, una cosa che non ha mai potuto - a larghi tratti voluto - definire mai.
"Imbrigliare in una situazione standard" . Aveva sentito dire che le parole sono importanti. E' vero - pensava - il verbo "imbrigliare" taglia la testa ad ogni ragionamento. Diventa inutile discutere, impossibile trovare un punto di incontro. La sua testa preferiva "categorizzare", all'aristotelica maniera. O meglio: qui si era sempre trattato di non categorizzare. Nessuno protocollo di riferimento.
Ma forse Aristotele aveva ragione. Non si è - non ci si percepisce come parte del mondo - se non in funzione di un app'artenenza ad una categoria. E una cosa che non è categorizzabile.... non esiste! Solo questo ricordava delle ore di filosofia adesso.
"Non esiste e basta". Solo lei vedeva, nessun altro. E la sensazione era che piano piano quella negazione silenziosa la stava condizionando. Qualcosa stava cambiando, perchè qualcosa stava scomparendo dal suo sguardo interiore.
Le venne in mente anche altro, perfettamente abbinabile a tutto quel parto difficoltoso. una frase di un film leggero visto qualche giorno prima: "Forse l'importante non è dove vai, ma quello che provi mentre stai andando". E se lo ricordava perchè in quel frangente ne aveva sorriso. Un sorriso amaro, certo.... riassumeva precisamente gli ultimi dieci anni della sua vita.
"Ma se non conta dove stiamo andando.... io cosa è che sento?" mah.... Eco. Vuoto.
Ma ebbe un lampo, e decise che ancora una volta stava sbagliando la collocazione in qualche categoria... è che in realtà non era mai stata un'aristotelica estimatrice, solo il sillogismo le veniva facile: "Le donne hanno le tette, Platinette ha indubbiamente le tette, Platinette è una donna", per capirci....
A pensiero compiuto il suo sguardo si fece indescrivibilmente interrogativo, e concluse che forse nell'ora di filosofia doveva stare più attenta e flirtare di meno col ragazzo dietro di lei.
Scansò via i ricordi e si rituffò nel groviglio che non voleva venir fuori. Provò a ripartire con un " i sentimenti muovono emozioni". Anche allora...tutto taceva, fermo immobile "dato il mortal sospiro". Ancora il nulla. Ma era possibile categorizzare il nulla tra i sentimenti? che ne avrebbe detto Aristotele?
C'era qualcosa che non andava.
Era molto arrabbiata per quel vuoto, perchè nel tempo aveva accumulato molte cose , e adesso non le trovava più.
Macchè, aveva sbagliato ancora categoria. Quel groviglio pesante non era nulla, altrochè, e il vuoto che sentiva non era altri che la rabbia stessa.
Era piena , e non riusciva a sgravarsene.

Otto Marzo Duemilaundici

Piccolo fagottino,
la tua mamma non poteva scegliere giorno migliore per presentarti al mondo!
Oggi però è inevitabile il confronto con i soliti, femminili luoghi comuni, i numerosi "campi di concentramento" mentali e non nei quali ci relegano...oggi più che altri giorni.
E' sempre così. Ci fanno credere nei modi più innocenti di essere le padrone del nostro mondo, e invece siamo costrette ogni momento a rivendicare il nostro essere, come se l'acqua dovesse per forza annegare per svelarsi acqua, o il fuoco bruciare per sentirne la forza, come se essere donna fosse una conquista. E invece non lo è, è semplicemente, chiaramente, inopinabilmente, meramente la nostra essenza. Nascere Donna è la genuina impronta del nostro passaggio nell'universo.
Sarei contenta se, quando tu comincerai a farti delle domande, non esistesse più l'esigenza di rimarcare con una festa che nascere donna non è un limite, non una condanna, e certo non un peccato.
Sarei grata se ti fossero risparmiati gli innumerevoli esempi di inadeguatezza di certi uomini - tanti, ma non tutti per fortuna - alle innumerevoli risorse che le donne sanno cavare dal nulla.
Sarei sollevata se invece di soffocarle, avessero imparato a goderne serenamente anch'essi.
Desidero per te che non ti sfiori mai nemmeno il dubbio che le donne debbano sforzarsi in qualche modo di dimostrare al mondo che ci sono, e che capissi al volo, semmai qualcuno provasse a indurti questo sospetto, che è per soggezione che proveranno ad atterrarti.
Perchè è lampante ai loro occhi questa manifesta facoltà, accecante il tesoro che brilla dai nostri occhi, a volte ingombrante il nostro dono.
Ogni Donna è un universo in miniatura ricolmo di ricchezze e di posti segreti e mozzafiato, e lei stessa ne è l'esploratrice. E' un mistero da svelare, un'arma potentissima che non ha paura di misurarsi col proprio destino.
Ti guardo nel tuo placido riposo, e so che la consapevolezza del tuo femminile valore è già racchiusa nel tuo posto segreto. Ti prego, non ammonticchiarci sopra scatole di timori, pacchi di ansie e valigie di sensi di colpa. Non nasconderla mai per compiacere qualcuno che ne ha paura. Non sentirti mai costretta a rinnegare la tua femminilità, o a svenderla per guadagnarti il tuo sacrosanto posto nel mondo.
Spero e prego, piccola donna, che un giorno potrai rileggere questi desideri appena sussurrati e che ti sembreranno solo deliri, mostri della fantasia.
Non perdere mai due cose: la capacità di chiudere il mondo e le sue brutalità fuori dai tuoi occhietti sonnacchiosi, e quel sorriso, grande e inaspettato che apre il cuore a tutti quelli che presenziano a questo tuo miracolo.
Benvenuta Alessia, piccola grande Donna!

Pensiero della sera

L'orizzonte mi si volta di spalle ogni tre per due.
Si riempie di nubi confondenti ogni angolo di cielo.
Sono su un'altalena continua.
Cerco solo di non farmi venire il vomito.

Punto

E a Capo.
Riprendendo ogni giorno da me, per me.
Con un... anno in più?
No.... solo un giorno,
solo un'ora,
solo un istante.
Quello della consapevolezza che non è necessario
un giorno esatto per capovolgere la Vita,
quello è ovunque
tranne che sul calendario.

Buon Capovolgimento a tutti.

My Mathilda

Mentre scrivo fuori scende la neve.
una leggera coltre che copre il panorama, e un pezzo di strada che abbiamo fatto assieme.
Te ne sei andata.
Senza fiato, senza rumore, a passo felpato.
Ti guardavo mentre fissavi il sole, ti riempivi gli occhi dorati dei suoi raggi, Io sapevo che ne avevi bisogno e ti ho lasciata fare.
Ti spostavi solo per seguirlo, senza mai distogliere lo sguardo.
Credevo di sapere cosa sarebbe successo, credevo di sapere a cosa ti servisse quella fiera posa di sfida.
Non lo sapevo, non potevo immaginare.

Mi sono voltata un attimo e quando ti ho cercata non c’eri più.
Non capivo, non me lo riuscivo a spiegare, mi disperavo e inveivo solo e non me lo perdonavo. Avrei dovuto prenderti e impedirti di correre verso il sole, contro la tua volontà tenerti con me, e curarti, e legarti. Avrei voluto, avrei potuto, avrei dovuto…. Ma tu avevi già deciso tutto.
Nella mia mente ormai è pietra l’idea che tu hai sempre saputo tutto, sin dall’inizio, sin dal giorno in cui ho incontrato i tuoi occhioni, testardi quanto grandi. Ora capisco tante cose. Capisco la tua remora nel donarti a noi. L’ho chiamata “scorza dura”, l’ho chiamata diffidenza. Non ci ero neanche lontana. Hai evitato coscientemente di legarti per non farci male.
Solo con uno sei stata totalmente te stessa, ma è esattamente come te e sa come vanno queste cose, non avevi bisogno di ripararlo dalla verità. Adesso credo che più degli uomini quelli come voi sanno davvero cos’è la Morte. La Morte è l’atto estremo che si deve affrontare contando solo su se stessi, vale poco la vicinanza e il calore di chi ci sta intorno, almeno per chi muore, forse conta solo per placare i sensi di colpa degli altri intorno.

Mi piace pensare che hai continuato a spostarti per seguire quei caldi raggi, e poi quando Apollo ha deciso di rientrare il carro tu ti sei accoccolata nel punto più alto per goderti lo spettacolo, e poi hai chiuso gli occhi, piano piano, a fessura, con la stessa lentezza del sole che andava giù.

Scollinare

Una giornata di sole è un fluido rigenerante.
Ne approfitto sempre quando c'è, soprattutto perché in questi giorni è merce rara e preziosa.
Mi rende invincibile, inattaccabile, capace di sforzi ultraterreni,
il sole mi fa muovere montagne.
E' per questo che quand'è così prediligo le strade scomode... perchè le strade scomode sovente sono accompagnate da scorci mozzafiato. Ce n'è una in particolare che mi fa "scollinare".
"Scollinare" significa affrontare l'ostacolo senza aggirarlo, significa arrivare prima ad un obiettivo, pur con più sforzi e difficoltà, significa scegliere di abbandonare una via larga e comoda ed entrare dritta nella collina.
Percorrere anse e strettoie, salire e scendere; scollinare non permette di tenere un'andatura lineare e scorrevole, ma è tutto un alti e bassi, un frenare bruscamente per poi approfittare dei rettilinei e tirar le marce.
Scollinare E' il mio modo di andare.
E il sole il mio compagno affidabile.

Gennaio-26

 Ho rinchiuso tutte le belve. Non ricordavo ne fossero così tante, alcune le credevo defunte, e invece stavano ancora là. Comunque le ho cat...