C'è un piccolo uccellino con una catenella alla zampa,
che pena, che tristezza vederlo battere forte le ali per spezzare quel legame imposto!
Si agita e si dibatte, ma il legame è troppo forte e non lo lascerà volare libero.
Quel volo senza meta, infonde in lui coraggio e rispetto, perchè combatte, non accetta passivo quella prigionia.
Ora, immagina lo stesso esserino, magari immobile su un trespolo senza nessuna gabbia, ma un tenue invisibile filo lo lega.
E' un filo che egli stesso ha tessuto, che conosce bene, o forse credeva di conoscere.
L'uccellino non si dibatte. E ciò mi crea tanta angoscia!
Non si dibatte perchè quel perverso legame non si vede, ma lui sa di averlo, e a lui non si ribella.
Guarda il cielo l'uccellino, lo agogna! Ma non ha il coraggio di volare.
Una prigione invisibile è peggio di qualsiasi sbarra.
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