Inventi la Poesia

E in fondo in fondo, sono ancora in viaggio, alla ricerca di un posto, un momento, un paio di occhi da inventare.
Da cui farmi inventare.




"Inventi le mie forme, Lo stile, è quello tuo Poso per ore davanti a te, Mi dipingi di sole, anche se non c'è A un tratto, trovo me! Inventi quei colori, Le ombre su di me Poi chiudo gli occhi sul nome mio, Quel che inventi son sogni, son sempre io Mi sento, dentro te! Poi, mi scopro lì a volare il cielo su di me, Mentre la mia mano cerca te Arrossisci un po' Ma non vuoi più mandarmi via. Inventi, la poesia! Inventi quella luce, Ma sono gli occhi miei! Mentre ti guardo io non so più, Dove finisco io e cominci tu, Il sogno, la realtà Ogni volta io rinasco nei pensieri tuoi, Colorato e folle più che mai! Arrossisci un po' Ma non vuoi più mandarmi via. Inventi, la poesia!"

Tutto regolare, come da manuale.

Cerco di non scompormi più di tanto
quando mi dicono che Tu non sei così,
Che non sei né confuso, né indeciso, né pentito.
Ma che è solo un copione vecchio,
un film visto e rivisto.
Che cambiano le protagoniste, che in realtà siamo solo comparse...
Io non riesco a crederci fino in fondo.
Probabilmente è solo (solo?) perché io non posso essere una figurante nella mia visione da illusa.
Eppure c'è chi quel film l'ha visto milioni di volte, e seppure dovrebbe per la capacità di ripeterti senza differenze,
 non si meraviglia più.
E a questo spettatore dovrei dare credito,
e non dovrei stare ad aspettarmi che questo vecchio film cambi a sorpresa il finale.
Invece sì.
Sto qui, a fissare lo schermo come quando al cinema guardo qualcosa che mi emoziona
ma non voglio darlo a vedere, per pudore.
E con una smorfia dissacrante e presuntuosa stampata in faccia rimango fissa immobile,
quasi che se muovessi un muscolo qualsiasi tradirei i miei desideri più irraggiungibili.
Così ascolto quelli che mi raccontano il tuo vecchio copione.
Faccio in modo di mostrare che ci credo, che non c'è niente di sorprendente.
Perché in effetti il sorprendente non saresti tu, non sarebbe fuori dal comune quel modo di fare,
o quelle intenzioni. Classico cliché da vecchio film.
Ciò che è sorprendente e fuori dal comune sono io, Io che ancora mi ostino a credere
che una volta tanto il finale per me possa essere diverso.

Incontro al Mare

Mi sfilo una scarpa puntando il tallone, poi l’altra, nello stesso modo. Le prendo in mano e le sbatto una contro l’altra, come a scuotere per scacciare via ogni problema. L’incontro che sto per fare merita tutto lo spazio nella mia mente.

Piede affondato nella sabbia. Il tipico profumo vanigliato della spiaggia si impossessa di ogni millimetro delle mie narici. Il primo contatto è morbido e fresco velluto. Fresco e morbido come i pomeriggi d’estate passati al mare, quando un buco nella sabbia diventava un piccolo mondo da esplorare, e una sfida coi cavalloni una battaglia epica in cui trionfare.

Ancora un passo. Sotto le piante dei piedi ogni granello di sabbia si imprime nella pelle, come tanti piccoli pugnali, come quelle ore stesa a cercare il sole con la faccia tra i gomiti, quando le ombre si allungavano oscurando le mie speranze, quando il sole, quel mio sole che testardamente anelavo, si scaldava per altri panorami.

Avanzo. Le dita si aggrappano alla sabbia umida. Scavo alla ricerca di qualche cosa, ma è solo un delicato risucchiare, un ipnotico movimento che mi trasporta fluttuante ad una notte fuori dal tempo. Là dove si confondono la morsa dell'ignoto con il mistero del piacere, dove i miei desideri prendono forma, dove cullati dal canto del mare, un canto maestoso da fare paura, si attraversano limiti invalicabili e mai più percorribili nel senso opposto.

Colpisco una conchiglia e torno sulla spiaggia. Alzo lo sguardo, e una linea indaco attraversa  l’orizzonte e si trascina dietro le nuvole del tramonto. Arriva fino a me, e mi scaraventa verso un sera di maggio. Quando nel pieno della bellezza più fulgida della natura, in un tripudio di precoci profumi e colori estivi, scopro il mio lato oscuro. Le labbra rosse assetate di rivalsa, e lo scroscio del cristallo dei cuori, infranti in un secondo come onde su scogli. E la paura di annegarci dentro quell’oscurità, la fatica, e l’annaspare e l’aggrapparsi l’uno all’altro, e capire di non voler salvarsi da soli, semmai affatto.

Arrivo. Immergo i piedi nell’acqua. Sono limpidi, e bianchi come pietra levigata. L’acqua, calda come le lacrime. Quelle lacrime che purificano e spazzano via la sabbia dal cuore. Mi stenderei sulla riva, e mi lascerei accarezzare senza sosta, fino a profumare di sabbia, fino a diventare lucente come perla, cristallina come acqua; fino a diventare Mare.

(2010)

Scompigliata dal Mare

Ho bisogno di Vento,
Non di banderuole che si muovono a ogni suo giro.
Ho bisogno di forze della natura, tenaci e costanti,
devo cominciare a misurarmi con esse,
per non fremere a qualsiasi palpito fievole.

analisi illogica

"E poi comunque, non ho mai detto che le cose tra noi siano finite per sempre..."
Non l'avrai detto, ma mi hai lasciato addossandoti tutte le colpe, per prima quella di non saperti comodo dentro una relazione.

"...né ti posso chiedere di aspettare che io sia pronto a mettermi in gioco, tanto meno lo posso pretendere..."
Forse non me lo stai chiedendo direttamente, ma hai cercato di saggiare la mia resistenza, e la mia disposizione. Si chiamano domande indirette e sono pur sempre richieste.

"...va a finire che quando sarò pronto io tu non ci sarai più"
Anche qui, non stai predicendo il futuro, mi stai promettendo un'illusione - che ci sarai prima o poi - per tenermi lì ferma, in un cantuccio. Perché è confortante sapere che esiste davvero qualcuno, in un angolo del mondo, pronto per te.

"ma per me essere amici è anche sperare che l'altro sia felice anche a scapito mio"
Nobile. Solo che questo tu vorresti che succedesse a me. Che mio sia il discapito.

Questo avrebbe dovuto rispondergli una persona con un po' più di sale in zucca.
Non continuare a voler leggere tra le righe.
Ti è già successo una volta di farti fregare dalle buone intenzioni. Sono pochissime le persone che le praticano. Ti è già successo ma pare che non sia successo a te, pare che i denti che hai sputato non siano i tuoi.
Come si chiama? Stupidità? Eccesso di speranza? o Insensibilità al dolore?

Io e il contrario di me (e tu sei la mia contraddizione)

Parlo Di te, ancora,
Scrivo Di te, continuamente.
Scrivo Per me. Da sempre.
Ma scrivo anche A te, non posso farne a meno.
Parlo Con te. Per quanto ancora?
Dicono di me. Certo.
Dicono Di te, A me. E ti giuro vorrei che smettessero.
Dici tu a me. A me non basta, ma mi basteresti Tu.
E io mi sento come le onde del mare, che vanno e vengono:
vorrei andare lontano, così, per vedere se mi vieni a cercare;
ma sono costretta a tornare, che ogni volta che mi allontano il tuo eco è più forte,
dubito che il mio lo sia altrettanto.
E io mi sento come le onde del mare, e temo di infrangermi su uno scoglio senza cuore.

"E' stato Splendido" [cit.]

Profondo il rombo di quel motore,
Caldo e avvolgente il sapore di quel sole,
come un caffé buono...
l'aria che ci accarezzava e tutto filava, come le curve di quelle strade.
Quello che si incagliava erano i miei pensieri, e i tuffi del mio cuore;
si incagliavano nello scorcio di uno specchietto che rifletteva la tua bocca,
nelle pieghe del tuo collo, che avrei voluto accarezzare per tutto il tempo,
nel suono che usciva dalle casse, che trasportava parole che mi facevano tremare più che quel motore:
"E' stato splendido amarti"...
Guardavo la strada passare e il paesaggio correre, e ad ogni curva ero più certa
che quella era la vita che volevo, che avrei voluto e con chi volevo.
Ma che forse non avrei avuto. Non più.
Perché se le circostanze sono favorevoli, ma uno le infarcisce di impedimenti,
allora non si può dare la colpa al destino.

Se le circostanze sono favorevoli e nonostante questo non siamo insieme, allora non rimane che dire, che "E' stato splendido..."

Gennaio-26

 Ho rinchiuso tutte le belve. Non ricordavo ne fossero così tante, alcune le credevo defunte, e invece stavano ancora là. Comunque le ho cat...