06 gennaio 2017

Epifania

L'Epifania è la manifestazione di una meraviglia, che a quel punto diventa realtà non più ignorabile.
Ci sono persone luminose come Epifanie permanenti.
Ma ugualmente, c'è chi non sembra minimamente accecato dal loro bagliore. Anzi, Questi ultimi li vedi scorgere una luce dentro occhi, o cuori che somigliano più ad antri paurosi.
Qual è il miracolo allora? E quale il peccato?
Son sventurati o benedetti quegli occhi che vedono le stelle nel nero carbone, mentre ignorano il sole?
Non lo so davvero.
Fuori nevica, e penso solo che una rivelazione è sì una meraviglia, ma che sta negli occhi di chi guarda.

03 gennaio 2017

La stazione (26/04/2007)

Quando ero un’allegra e spensierata studentessa universitaria al terzo anno ho avuto la fortuna (o la sfiga, boh?) di condividere l’appartamento con l’amiga Ange, una persona che negli anni è diventata una delle mie più amiche amighissime, nonché la mia preferita compagna di figure!!!
Era un lunedì, uno dei soliti in cui s’era ripreso il trenino (o “lettorina”, che dir si voglia)  e si tornava al paesello adottivo per iniziare una nuova ed "entusiasmante" settimana universitaria 
Fatto sta che all'arrivo alla stazione ci prepariamo a scendere (questa della preparazione ve la devo dire: persone che si preparavano a scendere già dalla penultima stazione; prima una manica del cappotto, poi l’altra, dopo qualche secondo la valigia, e poi altri 10 minuti in piedi ammassati sulla porta!!! Il tutto, perché poi arrivati alla stazione si doveva scattare verso il bar per acquistare i biglietti del bus, per poi correre fino alla fermata…insomma era una vera gara).
Comunque arriviamo e iniziamo a scendere, io mi infilo nella coda e sono giù dal treno. Aspetto Ange lì sul binario ma di lei neanche l’ombra… Nel  frattempo la gente è quasi tutta scesa, e io inizio a dare segni di nervosismo, “ma che cacchio starà facendo ancora su??”
Dopo un bel pezzo la vedo affacciarsi sulla scaletta ridendo come una pazza. “Che figura…” Va blaterando.  “Ma che c’hai???” io, sempre più nervosa.
“Aspetta…” – ancora ride – “mo’ te lo dico” (ridarella)… scende, mi si affianca e inizia a raccontarmi che mentre stava cercando di uscire dai posti a salottino si è sentita come tirare indietro, ma era strano dato che non c’era nessuno seduto… allora aveva cominciato a tirare, ma era rimasta bloccata ancora, allora  aveva strattonato…. E in quel momento si era resa conto che lo spallaccio dello zaino si era impigliato nel bracciolo del sedile, e nello stesso identico istante aveva visto che un ragazzo aveva assistito a tutta quella scena e stava cercando (poverino!) di trattenere le risate! E quindi tutta rossa e imbarazzata era scesa di corsa dal vagone.
Non ridete! Non è mica finita qui….
Mentre mi racconta la figura che lei pensava essere quella del giorno, ci avviciniamo al bar della stazione per prendere i biglietti e io esclamo: “Oh! Che carino!! Hanno rimodernato il bar, guarda!” “E’ vero!!” Mi fa eco lei. E tutte e due a guardare con gli occhi per aria quella bella porta tutta a vetri, e poi dentro il bar con gli arredi in legno e la gente, tanta gente dentro…. Camminiamo e con gli occhi fissi all'interno guardiamo, camminiamo e guardiamo, guardiamo e fissiamo…occhi troppo fissi…fino a quando….SBAAM!!!!!!
A quel punto sposto il mio sguardo altrove, ma non di molto, giusto per vedere Ange incollata con la faccia al vetro della porta nuova di zecca (il mio cervello non smette di pensare:  “l’ha sfondata”). In quel momento l’aria si copre di un silenzio artefatto, come quello che trovi in certi film western prima dei duelli. Dentro il bar, tutti con gli occhi incollati alla porta, le tazzine in mano ad un palmo dalle labbra, immobili, fissi,  mummificati. Fuori dal bar: mi volto e trovo una colonna di pendolari che, sorpresa dal fragoroso botto, si era fermata all'unisono e sembrava non respirasse più.  Mi è sembrato come se anche il traffico, i rumori si fossero fermati come preda di un incantesimo.

E poi io, ancora fissa su Ange, col respiro mozzato. Solo quando ho percepito in lei qualche movimento atto a spiccicarsi dal vetro e ho capito che era ancora viva e stava bene, come per comunicare al mondo la buona novella, ho fatto una cosa che lei credo non mi perdonerà mai. Dopo essermi girata e aver visto quella fiumana di gente dietro di noi, mi sono sentita un po’ il crocevia, come investita del potere di spezzare quell'incantesimo. Quindi rivolgendomi a lei, con un tono di rimprovero, come a dire, “sei sempre tu la pietra dello scandalo, ho intonato un”: “ANGELI’!!!!!”
 Lei, mezzo ridendo e mezzo scappando e trascinandomisi dietro: “Zitta stronza che poi mi riconoscono tutti!!”

20 dicembre 2016

Abra Cadabra

Le canzoni sono formule magiche.

Non sempre sono perfette o del tutto affascinanti, ma hanno qualcosa,

nella metrica, le rime o le parole, che suscita l'incantesimo.

Come macchine del tempo ti sanno riportare in un dato momento,

e fanno di più: ti strappano da dentro quella emozione, esponendola ancora al mondo.

Pensare a chi, cosa, o dove tu l'abbia provata non servirebbe allo stesso scopo:

ormai l'emozione è andata come andate sono le persone, i momenti e i luoghi.

Ma le canzoni, alcune canzoni, sanno riproiettare le emozioni così, scevre da ogni contesto,

 rendendole vive e immortali, forse persino più brillanti.

Le canzoni praticano la magia.

A volte bianca, a volte nera, ma pur sempre magia.

07 novembre 2016

7 Novembre 2016

Amo i papaveri.
Li amo così, solo con gli occhi. Puoi amarli solo da lontano. Da lì spiccano in mezzo al  caos del mondo, ma se ti avvicini troppo finiresti per rimpicciolirne il valore e sgualcirli. E io detesto questa eventualità.
Amo il mare.
Puoi immergertici, puoi farti bagnare e perfino farti spazzare. Ma non puoi tenerlo in mano, sfugge. Non puoi abbracciarlo. E' immenso.
Amo mai interamente e mai troppo da vicino.
Chissà se le cose che amiamo rivelano più un bisogno, o l'essenza o il destino.






22 giugno 2016

Cena Cinese (from: "Briciole di Vita, 2007)

Eccoci tornati al consueto appuntamento settimanale con le mie disavventure semi serie!
Oggi vi racconterò di quella volta che si era a cena al ristornate cinese. Ci ho ripensato perché proprio ieri se ne parlava.
Non ricordo quale ricorrenza c’era in ballo, ma ricordo che eravamo tutte donne (per cui azzardo…festa della donna?). Eravamo lì al tavolo rotondo che si chiacchierava, si mangiava e si beveva…acqua però!
Il fatto è che dopo un po’ ho sentito lo stimolo - non ancora troppo impellente in verità -  di andare a far pipì. Entrata in bagno però, mi sono accorta che la chiusura della porta era difettosa, e siccome  ho un brutto ricordo di porte bloccate (ih! Ih!...vi devo dire pure questa!) ho preferito uscire senza compiere ciò per cui ero entrata.
Sono tornata  al tavolo e ancora: chiacchiera e mangia e bevi… alla fine lo stimolo era diventato molto più urgente!
Fortuna ha voluto che la mia “amiga” Ange (che come avrete capito è mia compagna di merende nelle figure più barbine) mi dice: “vieni con me al bagno?” (e qui ne approfitto per spiegare agli ometti il motivo per cui due donne vanno al bagno in coppia – anzi dirò di più: è preferibile che vadano in coppia -  come i carabinieri: la posizione che si assume in quel momento ci espone a vari pericoli “esterni” da cui è impossibile difendersi con prontezza, per cui è meglio avere una guardia del corpo! Più sotto capirete meglio…)
Comunque  andiamo al bagno, composto di un’anticamera comune e poi 2 porte, una per maschietti, l’altra per femminucce, e nel frattempo non ricordo di che ci raccontavamo animatamente. Lei avanti, girata con la testa verso di me per parlarmi, io che la seguivo subito dietro.
Ancora parlando e guardandomi in faccia, lei spinge la porta delle femminucce e…. in un attimo la tragedia: la mia faccia che si trasforma parlando da sola di terrore e confusione, lei che si specchia nei miei occhi, si gira di scatto, richiude la porta….e con un balzo felino riusciamo in sala soffocando le risate  e morendone nascoste sotto il tavolo.
…Cosa avevamo visto? Beh, aprendo la porta mi ero trovata davanti una ragazza mulatta - una bella ragazzona in carne - che presa dal panico per essere stata colta…”in flagrante” si stava tirando su le calze in tutta fretta e alla meno peggio…. Tra l’altro la poverina aveva pure poca dimestichezza con l’italiano, e non è riuscita se non a mugugnare il suo terrore e il suo imbarazzo con suoni incomprensibili… noi due ancora più imbarazzate abbiamo dapprima “urlettato” e richiuso la porta come se chissà quale mostro del gabinetto ci fosse stato….

Al tavolo, ripreseci finalmente dalle risate convulse e in preda al duplice imbarazzo e sensi di colpa ci siamo ricomposte e siamo rientrate in bagno, dove finalmente la ragazza era uscita, ancora visibilmente spaurita, e le  abbiamo chiesto scusa per la bifolca figura. Anche lei da parte sua, e con molta fatica ha cercato di farci capire la sua mortificazione per aver lasciato aperto, ma solo perché la chiusura era rotta. Povera! Lei mortificata….! (lì mi sono sentita doppiamente bifolca e scostumata, non so!) Comunque… anche per questo è meglio andare in bagno in compagnia, almeno per avere un testimone nelle peggiori figure!  

14 giugno 2016

L'arte della levatrice

Ho sempre ammirato il metodo socratico, l'utilizzo del dialogo per portare alla luce i pensieri originali dell'interlocutore. Perché alla base c'è il rispetto dell'interlocutore stesso e dei suoi tempi.
Considero la terapia fisica una sorta di dialogo socratico.
Così stamattina durante la sessione di fisioterapia, la consueta domanda: "Come stai?" a cui è seguita la consueta, ma forse adesso direi automatica risposta: "Bene!"
Poi però mentre venivo sottoposta alle mani del mio angelo fisioterapista, sono venuti a galla una serie di punti annodati, di chiusure posturali, che negli anni ho imparato a collegare ad emozioni, circostanze, ma che oggi non riuscivo a spiegarmi.
La seconda cosa importante che ho imparato in questi anni, è che individuato un blocco, un problema, dovevo limitarmi ad osservare non giudicando(mi). Questa è una cosa dura davvero. Impegnarsi nella ripetizione dei movimenti senza pensare alle evidenti imperfezioni e limitazioni. E' dura, ma funziona. Ti permette di imparare di nuovo a fare come se fosse la prima volta.
La terza cosa è che impegnata solo da un punto di vista meccanico, hai spazio nella mente per scavare su che cosa ti ha portato a serrare oltremodo la mascella, a portare in avanti il grugno, a coprire con la spalla sinistra in avanti a protezione del lato destro. Questa è la parte che io chiamo psicoterapia.
Tutti questi passaggi ti portano a rispondere con cognizione alla domanda iniziale. "Come stai"?
"Non come dovrei essere, ma riesco a lavorarci su, quindi potrò stare meglio di quando ho cominciato".
Consapevolezza. Confutazione di quella Consapevolezza. Vera Consapevolezza.

30 dicembre 2015

Rage... inside the machine

(31/03/2008)

In macchina verso casa, le mani sul volante e un groviglio di nervi sullo stomaco.
Sai che messa così col cavolo che riuscirai a dormire, ma è meglio non invertire la rotta, sai anche questo.
Meno male che in tuo aiuto ti viene la radio, che inizia a suonare "Smells like teen spirits".
Una botta di adrenalina dalla testa scende velocemente fino a quel groviglio, concentrata, e ora dovrà propagarsi per evitare di farti scoppiare. Non puoi sprecare questa occasione, il "giro del colle".
Con un rapido gesto alzi al massimo il volume, tanto da mandare le casse al limite della sopportazione, riduci la marcia e poi piede a tavoletta. Il percorso che ti attende fa al caso tuo, dapprima piccoli rettilinei inframmezzati da tante curve a gomito, che ti costringono a frenare, rallentare, che frustrano e comprimono la rabbia, concentrando l'energia.
Qualche chilometro in questa maniera prima di arrivare ai due lunghi rettilinei, e lì puoi dar sfogo a tutta quella repressione: lo senti, l'adrenalina ti raggiunge in tutte le periferie, ti accalda, ti annebbia... e poi scema, sempre più, fino a spegnersi, come la musica, come la rabbia.

Ora la macchina va, con passo tranquillo, e l'aria, fresca, entra dal finestrino. Ultima svolta, prima di raggiungere il cortile; e l’ ultimo sbuffo, che espelle i residui del tuo livore.

Emmegi

(23/08/2009)

Incontarsi
in memmeno un metro quadro di spazio, e
Scoprire
che in quell'azzurro infinito, schermato da un paio di ali
Trovo
mille riflessi nuovi ma familiari, comuni
a due Vite, forse lontane,
ma Vicine nel cuore

Acqua Clorata

(20/09/2009)

Mi  sono preparata a lungo per l’appuntamento.
Tutti i dettagli, tutte le cose al loro posto.

Un tuffo al cuore nel riprendere in mano quei particolari.

Arrivo puntuale, e mi avvicino con calma,

Ma lei è fredda, ghiaccio negli occhi, brivido sulla mia pelle.

La signora è ritrosa, probabilmente irritata per averle preferito altri lidi.

Provo a sfiorarla. Lei non si ritrae, no, ma non si lascia soggiogare.

Piuttosto  si oppone a me, e quasi mi annichilisce:

Ad ogni movimento mi manca il fiato, la mia gola non si apre.

E’ inutile affrontarla con la forza, non la vincerò, non la dominerò.

ho capito chi è la più forte,

Allora mi abbandono, mi rilasso.

Chino il capo, ma la fisso nell’abisso dei suoi occhi chiari.

Allora i suoi colpi diventano sinuose carezze.

non mi affonda più, ma mi sostiene

Mi lascio invadere in ogni mio meandro, dentro e fuori.

Finalmente le nostre anime si sono guardate in faccia,

e i nostri corpi danzano in uno solo.

Il respiro naturale, i movimenti si fanno più vigorosi.

finalmente ci riconosciamo, e torniamo ad amarci.

Punti fermi

(12/11/2009)

E poi
dentro la tempesta 
nell'occhio del ciclone
quando vedi passarti accanto
l'ennesimo spuntone di roccia,
uno come gli altri, a cui già ti sei appigliata
ma che non ha retto alla responsabilità,
o non era fisso e te lo sei trascinato dietro,
e ti appoggi, ma quasi per inerzia.
E d'un tratto senti opporre resistenza
Senti la forza del raziocinio.
Senti.
Sai che c'è ancora speranza.
Sai  che ancora puoi invertire la rotta.
E poi....
E poi tu diventi l'occhio del ciclone